Grattacielo, le carte del 2018. L’ultimatum del Comune: "Lavori subito o sgombero"
La polizia davanti al grattacielo il giorno del grande sgombero di due settimane fa (foto BP)
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Tra un allarme dei vigili del fuoco per la mancanza delle condizioni di sicurezza nel grattacielo e un’inchiesta della Procura, tra un rogo partito dal vano contatori della torre B e una polemica politica sulla pelle delle persone, sono nuovamente le carte a prendere la parola, in una ricostruzione storica degli edifici ai piedi della stazione svuotati il 12 febbraio scorso. E sfogliando vecchi atti e ripercorrendo le date, ecco l’esistenza di un primo duro avvertimento: un ultimatum con ’allegato’, già a quel tempo, il rischio serio di "sgombero parziale o totale" degli edifici.
La carta è datata 10 luglio 2018 e porta la firma dell’ingegner Luca Capozzi, dirigente del settore opere pubbliche e mobilità e responsabile della protezione civile del Comune. Oggetto: "Ordinanza di adeguamento alla normativa antincendio del ’Condominio grattacielo’, viale Costituzione 6 e via Felisatti 5". Nell’indirizzario compaiono l’allora amministratrice Tiziana Davì e tutti i proprietari delle torri A, B e C, poi per conoscenza prefetto, sindaco e comandante dei vigili del fuoco. Si parte con la nota del 16 giugno 2017 dove il Comando di via Verga informava per l’ennesima volta che "a seguito di diversi sopralluoghi sono state segnalate modifiche sostanziali alle misure di protezione antincendio presenti all’atto di realizzazione dell’edificio". Ricordate? Le camere stagne tolte per ampliare la metratura delle case. L’ingegnere del Comune ricorda subito che "con lettera del 20 luglio 2017 il sindaco Tiziano Tagliani inviava all’amministrazione del condominio intimazione per la predisposizione di un progetto di ripristino delle condizioni di sicurezza antincendio evidenziate". Con richiesta, datata 27 novembre dello stesso anno, di presentare documentazione integrativa da parte degli stessi vigili. Seguiranno alcune proroghe "per la presentazione del titolo abilitativo, finalizzato all’esecuzione dei lavori previsti dal progetto".
Ventidue gennaio 2018, l’amministratice del grattacielo comunica "l’avvenuta deliberazione da parte dell’assemblea condominiale (in data 6 dicembre 2017) dei lavori di messa in sicurezza del fabbricato e dell’invio ai condomini di un piano finanziario a carico dei proprietari, con indicazione di costi e rate". Insomma tutto risolto? Assolutamente no. Lo scambio di mail e atti vidimati prosegue tra Comune, amministratrice, prefettura, vigili, con la Davì che il 14 maggio 2018 fa sapere che "gli interventi riguardanti la prima fase, come installazione estintori e corso antincendio per 13 addetti sono stati attivati".
Tutto però va a rilento, un inghippo e una nuova magagna strutturale sono sempre dietro l’angolo, e la situazione non migliora come dovrebbe. Il Comune – sempre con l’ingegnere Capozzi – così sottolinea come "non risulta più procrastinabile tale adeguamento che condiziona la conseguente possibilità di continuare a fruire dei predetti immobili". Poi ecco l’ordine diretto ai proprietari, tutti: "Provvedere entro e non oltre i 120 giorni dalla notifica del presente atto all’adempimento degli obblighi previsti dalla normativa antincendio e al completamento dei lavori previsti nel progetto presentato dal ’Condominio grattacielo’ e assentito dallo stesso Comando provinciale vigili del fuoco con parere 22 maggio 2018".
Viene richiesta la presentazione della Scia entro lo stesso termine, ciò prima dell’avvertimento finale, l’ultimatum: "In caso di mancata ottemperanza agli obblighi imposti con la presente ordinanza, verrà dichiarata l’inagibilità totale o parziale degli edifici e/o delle singole unità immobiliari". Con conseguente "sgombero dei locali interessati". Da lì in poi ci si metteranno di mezzo il cambio di amministrazione comunale, il Covid, altri allarmi, mancati pagamenti. E così i lavori iniziati verranno bloccati definitivamente. Il resto è storia recente.
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