Le caramelle di Simoni, i tortellini di Errani, lo spray di Sinner: i casi di positività italiani fra errori e contaminazioni
Milano, 13 febbraio 2026 - Il caso di Rebecca Passler riporta l’attenzione su un tema che negli anni ha attraversato lo sport italiano: atleti sospesi per positività o presunte violazioni antidoping e successivamente riammessi, assolti o destinatari di sanzioni ridimensionate. La biatleta altoatesina era stata sospesa in via cautelare il 2 febbraio dopo la positività al Letrozolo riscontrata in un controllo del 26 gennaio. La Corte Nazionale d’Appello di Nado Italia ha accolto il ricorso, riconoscendo il fumus boni iuris dell’assunzione involontaria o della contaminazione inconsapevole. Secondo la ricostruzione difensiva, la sostanza sarebbe stata assunta accidentalmente attraverso alimenti condivisi con la madre, in cura con un farmaco contenente Letrozolo. Il valore rilevato nel sangue è stato definito molto basso. Passler potrà tornare a gareggiare, con la possibilità di essere schierata in staffetta, mentre restano pendenti i successivi gradi di giudizio davanti al Tribunale nazionale antidoping ed eventualmente al Tas.
I tortellini di Sara Errani
Per la stessa sostanza, il letrozololo, Sara Errani fu sospesa per dieci mesi nel 2018. Il suo caso è il più simile a quello di Passler: la tennista romagnola spiegò che la contaminazione avvenne perché la madre Fulvia, che lavora in una farmacia, aveva accidentalmente contaminato i tortellini in brodo che stava preparando con una o più pastiglie di Femara, un medicinale che assumeva da anni dopo due interventi per un tumore al seno.
Il caso Clostebol di Sinner
Negli ultimi anni uno dei casi più discussi è stato quello di Jannik Sinner. Nell’agosto 2024 fu resa nota la sua positività al Clostebol, riscontrata mesi prima durante il torneo di Indian Wells. L’International Tennis Integrity Agency spiegò che la contaminazione sarebbe avvenuta in modo involontario attraverso un prodotto spray utilizzato dal fisioterapista del giocatore. Sinner presentò ricorso contro la sospensione provvisoria, ottenendone la revoca e continuando a competere, pur rinunciando ai punti e al montepremi del torneo californiano. La Wada impugnò la decisione davanti al Tas, chiedendo un periodo di ineleggibilità. Nel febbraio 2025 le parti hanno raggiunto un accordo per una sospensione di tre mesi: l’Agenzia mondiale antidoping ha riconosciuto l’assenza di intenzionalità e di beneficio prestazionale, ribadendo tuttavia il principio della responsabilità oggettiva dell’atleta rispetto al proprio entourage.
Gli altri casi: Schwazer, Simoni de Errani
Diverso e più lungo l’iter che ha coinvolto Alex Schwazer. Il marciatore fu sospeso nel 2016 dopo la positività a metaboliti del testosterone in un campione prelevato il 1° gennaio di quell’anno. Il Tas respinse il ricorso e confermò una squalifica di otto anni. Parallelamente, l’indagine penale aperta a Bolzano portò nel 2021 all’archiviazione con la formula "per non aver commesso il fatto": il giudice per le indagini preliminari ritenne accertata, con alto grado di credibilità razionale, l’alterazione dei campioni. La Wada contestò le conclusioni della magistratura italiana. La squalifica sportiva è rimasta in vigore fino alla sua scadenza, nel luglio 2024, quando Schwazer è tornato alle competizioni.
Nel ciclismo, il caso di Gilberto Simoni risale ai primi anni Duemila. Il corridore fu trovato positivo alla cocaina alla vigilia del Giro del Trentino e durante il Giro d’Italia. La giustizia sportiva italiana lo assolse con formula piena, ritenendo credibile la tesi dell’assunzione inconsapevole tramite caramelle offerte da una parente. La decisione suscitò un ampio dibattito anche in relazione ai regolamenti internazionali allora vigenti, ma consentì a Simoni, vincitore di due edizioni del Giro d'Italia, di tornare alle gare.
Magnini assolto per insufficienza di prove
In ambito natatorio, il percorso giudiziario di Filippo Magnini si è concluso con un’assoluzione piena da parte del Tas di Losanna. L’ex campione del mondo dei 100 stile libero era stato squalificato per quattro anni dal Tribunale nazionale antidoping per tentato uso di doping sulla base di intercettazioni telefoniche nell’ambito di un’inchiesta penale. In sede ordinaria la sua posizione era stata archiviata. Il Tas ha annullato la sanzione, rilevando l’assenza di prove sufficienti a sostenere l’accusa di tentato doping. Nel calcio, Marco Borriello fu trovato positivo nel 2006 a prednisone e prednisolone dopo un controllo successivo a una partita di campionato. Ricevette una squalifica di tre mesi, scontata fino a marzo 2007. La difesa parlò di contaminazione involontaria: la sanzione, applicata in forma ridotta, gli permise di rientrare in campo nella stessa stagione. Tutte storie diverse per epoca, disciplina e sviluppo giudiziario, accomunate da un elemento: la complessità dei procedimenti antidoping.
