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Italiano, amarezza e primi bilanci: "La nostra stagione è già ‘finita’"

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20.04.2026

Vincenzo Italiano, 48 anni: il suo Bologna finisce a meno 6 dal settimo posto

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Ha un po’ un’aria da fine impero, da fine corsa e da fine del Bologna ruggente che fu Vincenzo Italiano dopo il novantesimo. È l’aria di un allenatore che sì, impossibile negarlo, non ha avuto il tempo per preparare a dovere questa sfida, ma anche di chi non si strappa gli invisibili capelli per una gara consegnata fin dall’inizio a chi aveva più gambe e più motivazioni. "Non vuole essere un alibi – dice il tecnico rossoblù –, ma siamo scesi dall’aereo di Birmingham e praticamente non ci siamo mai allenati, a differenza della Juve che ha avuto modo di preparare questa partita nei dettagli per una settimana intera". Verità innegabile, e piange constatare che nel prossimo mese le settimane rossoblù saranno desolatamente sgombre di impegni: segno che i sogni sono morti ad aprile.

Italiano osserva: "Quest’anno ci eravamo dati l’obiettivo di essere in corsa per qualcosa di importante ad aprile e quell’obiettivo lo abbiamo raggiunto se è vero che l’unica squadra che si è rivelata capace di batterci in Europa è quella che adesso ha la possibilità di andare in finale e di alzare il trofeo".

Il pensiero corre all’imbattibile Aston Villa, che ha eliminato i rossoblù nei quarti di Europa League: basta per assegnare alla stagione del Bologna quarti di nobiltà? Quando a Italiano chiedono se ci siano margini per migliorare le performance di una difesa che, dopo il poker di giovedì, ieri ha incassato una doppietta, lui candidamente ammette: "Margini per fare meglio ci sono sempre. La stagione, tra virgolette, è finita e queste cinque partite che restano ci daranno la possibilità di crescere sotto tutti i punti di vista. Quello che di buono abbiamo fatto in Europa un po’ lo abbiamo pagato in campionato. Ma adesso resta questo ultimo mese, in cui avremo modo di preparare a dovere le gare. Bisogna difendere l’ottavo posto e cercare di fare quanti più punti possibile".

Dichiarazioni d’intenti scontate, che un po’ cozzano con l’aria dimessa che avevano i suoi ragazzi ieri notte all’Allianz Stadium: hanno pesato di più le gambe stanche o l’assenza di vere motivazioni che non siano quelle di facciata? "Obiettivi da raggiungere ce ne sono ancora – dice Italiano – e da qui alla fine proveremo anche qualcosa di diverso. Oggi abbiamo visto per la prima volta Helland dall’inizio e per me ha fatto bene prima di uscire vinto dalla stanchezza. Abbiamo provato anche ad essere più aggressivi con i centrocampisti che con i difensori". E qui beato chi se n’è accorto. Nel conto bisogna purtroppo mettere l’infortunio di Bernardeschi, figlio di un atto generosità poco tecnico e molto da libro Cuore. "È colpa mia se probabilmente abbiamo perso Berna per l’ultimo mese – ammette Italiano –. L’ho fatto entrare perché so che ragazzo fantastico è e ho visto gli applausi che gli hanno tributato nel riscaldamento i suoi vecchi tifosi: è una cosa che mi ha colpito". Scelta più sentimentale che tecnica, per l’appunto.

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