Perché colpire South Pars: avvertimento o colpo di grazia? I rischi di una guerra simmetrica /
Un addetto iraniano nel giacimento di South Pars (Ansa)
Articolo: South Pars di nuovo sotto attacco, colpito l’impianto che può lasciare l’Iran al buio
Articolo: Medio Oriente, Trump fissa l’ora dell’ultimatum: “Un accordo o l’Iran potrebbe essere distrutto in una notte”. Mojtaba Khamenei: crimini e uccisioni non ci scalfiranno
Articolo: Medio Oriente in fiamme, l’economista: “La crisi ormai è estesa. Si rischia il lockdown”
Roma, 6 aprile 2026 – Ufficialmente si sta cercando di negoziare. L’ultimatum di Trump scadrà nella notte fra oggi e domani. Quindi, razionalmente, verrebbe almeno da sperare che l’attacco, il secondo, a South Pars, sia finalizzato al portare l’Iran al tavolo dei negoziati.
Ma di razionale ormai in questa guerra c’è ben poco. E soprattutto South Pars non rappresenta un semplice attacco militare, ma un tentativo di radere al suolo la capacità di produzione energetica della Repubblica Islamica. South Pars è il più grande giacimento di gas naturale al mondo e garantisce oltre il 70% delle entrate economiche dell’Iran. Renderlo inutilizzabile, significa portare il Paese sull’orlo della bancarotta.
La strategia di Israele e le possibili ripercussioni su Hormuz
Il fatto che a condurre l’attacco sia stata Israele ha una connotazione ben precisa. Tel Aviv vuole essere certa che, una volta terminato il conflitto, chissà quando, chissà come, Teheran, anche desiderandolo, non avrà più materialmente i soldi per mantenere il sistema di proxy, da Hezbollah in Libano agli Houthi nel Mar Rosso, passando per Hamas, che è un proxy solo fino a un certo punto, a Gaza.
Una grande opportunità, che però nasconde anche un rischio rilevante. Non si tratta più di neutralizzare milizie o basi operative, bensì di colpire asset che sostengono l’intero Paese. Questo rende più probabile una risposta simmetrica: l’Iran potrebbe a sua volta prendere di mira impianti energetici nel Golfo o aumentare la pressione sull o Stretto di Hormuz, con conseguenze immediate sui mercati globali.
Il ruolo di South Pars a livello globale
South Pars, infatti, non è centrale solo per l’Iran. Il giacimento è parte di un sistema energetico che alimenta equilibri globali. Ogni interruzione, anche parziale, si riflette sui prezzi del gas e sulla stabilità delle forniture, in un momento in cui l’energia è già un fattore geopolitico critico.
Teheran sa benissimo quali siano i suoi punti di vulnerabilità, ma dall’altra parte sembra avere capito perfettamente come compensarli. In modo è sicuramente ‘capitalizzare’ sfruttando lo Stretto di Hormuz. Tutto quello che si perde a livello di produzione energetica, va capitalizzato in altro modo. Ora è da vedere se questo attacco riuscirà a ricondurre l’Iran a più miti consigli e fargli esprimere clausole di mediazione che possano essere considerate più accettabili da Washington e Tel Aviv.
L’obiettivo comune: salvare la faccia
Il punto è che in questo momento tutti e tre i governi hanno bisogno, seppur in modo diverso, di salvare la faccia. Il regime per la sua stessa sopravvivenza, Usa e Israele per poter cantare vittoria davanti al proprio elettorato.
Il punto è che il negoziato parte da basi talmente diverse, che trovare una quadra è praticamente impossibile. L’altro punto è che per gli Usa e Israele andare avanti con una guerra a questa intensità è improponibile sotto molti punti di vista. In questo senso, l’attacco a South Pars potrebbe essere visto anche come un tentativo di colpo di grazia.
© Riproduzione riservata
