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Quel giorno Mattarella era solo: "Covid, sei anni dopo lo tsunami. Lezione che abbiamo dimenticato"

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26.04.2026

L’immagine del presidente della Repubblica davanti all’altare della patria fece il giro del mondo. Il primario Crapis per anni in prima linea nella lotta al virus, adesso a capo dell’infettivologia di Cona.

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Laureato in medicina e chirurgia e specializzato in malattie infettive all’università di Udine. Allievo del prof Viale. Nel 2016 è in Friuli Occidentale (Pordenone) dove fonda l’Unità di Malattie Infettive. Da marzo 2025 coordinatore del progetto rete malattie infettive di Ferrara. Batteri e virus, un mondo che cambia, si evolve, muta, un mondo sotto gli occhi ogni giorno del dottor Massimo Crapis.

Aprile 2020, per la prima volta il segno meno nel numero dei positivi. Per la prima volta il calo dei ricoveri in terapia intensiva. Mattarella, solo, con la mascherina, il 25 aprile annuncia la fase due. Segnali, ma non è finita. Lei dov’era?

"Credo che per molti di noi infettivologi in prima linea il tempo della pandemia si sia dilatato enormemente per cui ricordiamo molto bene ogni singolo giorno di quanto accaduto. Il periodo di metà-fine aprile 2020 ha rappresentato un’illusoria luce in fondo al tunnel. I fatti poi ci smentiranno in maniera drammatica perché la cosiddetta seconda ondata, ottobre-dicembre 2020, è stata peggiore della prima. Io ero responsabile delle Malattie infettive dell’azienda sanitaria Friuli Occidentale e, per dare solo un’idea, senza posti letto a gestione diretta infettivologica a disposizione. E, fino a febbraio 2020 con un solo altro collaboratore, poi da marzo se ne sono aggiunti altri due. Insieme, siamo riusciti a trasformare questo potenziale handicap in risorsa grazie alla collaborazione di tanti colleghi. Solo così abbiamo potuto gestire fino a 290 posti letto contemporaneamente occupati da malati Covid. L’aspetto più difficile da gestire è stata la ’razionalizzazione’ della paura dei diversi operatori sanitari (medici, infermieri, Oss, tecnici) a livello sia ospedaliero che territoriale coinvolgendo anche le Rsa e le case di riposo. Un ’lavoraccio’ che ha consentito al sistema di reggere ad uno tsunami mai visto prima"

Un’altra data, 27 dicembre 2020, le vaccinazioni. Non siete più a mani nude contro la pandemia.

"E’ stata la vera svolta! Finalmente un’arma, potente, contro il virus ed ottenuta in meno di 1 anno. Non è affatto un caso che da marzo-aprile 2021 ci sia stata la vera uscita dal tunnel con una malattia meno diffusiva ma soprattutto meno grave nelle manifestazioni cliniche ai malati"

Vaccini, ci furono morti sospette attribuite ad alcune dosi.

"Gli effetti collaterali dei vaccini sono tra i più bassi tra i farmaci conosciuti e infinitamente minori rispetto agli effetti delle malattie per cui sono utilizzati. La vaccinazione di massa è stata un grande successo scientifico, e lo dico in ottica futura, pur nella speranza che non debba più essere necessario"

Quanto è stata importante la comunicazione sull’effetto dei vaccini?

"Purtroppo non è riuscita a contrastare del tutto la “guerriglia” delle false notizie no-vax che sono circolate"

Le vaccinazioni oggi. Quanto si sono evolute in questi anni?

"Tantissimo e, in generale, le vaccinazioni sono lo strumento secondo solo alla potabilizzazione dell’acqua nell’aver influito beneficamente sulla salute dell’uomo. E sono in continua evoluzione con tecnologie sempre più avanzate. Ci sono oggi delle patologie che sono in controllo solo grazie alla vaccinazione in quanto non hanno terapie efficaci"

"Le mascherine, tanto vituperate, sono state uno strumento di mitigazione fondamentale"

Quali sono le emergenze tra nuovi e ‘vecchi’ virus?

"Infezioni ce ne saranno sempre ma oggi la vera pandemia silente non è rappresentata da virus quanto da batteri multi-resistenti agli antibiotici. Stiamo cercando di contrastarla con una gestione oculata ed appropriata degli antibiotici"

Il suo approdo a Ferrara

"La sanità ferrarese ha delle grandi eccellenze e potenzialità. Quando ho saputo che ci sarebbe stata la possibilità di venire a lavorare qua non ci ho pensato un attimo. I collaboratori che ho trovato sono molto giovani ma già molto preparati e motivati. La città è un vero gioiellino. E il castello esercita su di me un fascino particolare"

Una nuova pandemia, siamo preparati?

"Il mio più grande timore è quello di non aver imparato abbastanza dalle grandi lezioni che la pandemia ci ha insegnato. Spero di sbagliarmi ma tutto quanto è stato messo in pratica ed è stato efficace nel contenere il numero di morti in tempo di pandemia temo sia stato dimenticato troppo facilmente. Posso però affermare con certezza che oggi noi infettivologi a livello nazionale siamo una vera e propria rete e questo ci rende sicuramente più forti e performanti di 6 anni fa".

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