Caro carburante e proteste, il fermo dei tir è più vicino. I primi stop già da oggi
Situazione difficile: 2mila euro al mese di carburante per lavorare. In basso, il responsabile di Confartigianato Ancona-Pesaro, Luca Bocchino
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Ancona, 20 aprile 2026 – Primi segnali di stop dalla mezzanotte di oggi nel settore dell’autotrasporto, in attesa del fermo nazionale contro il caro carburante.
Settore autotrasporto sul piede di guerra
A muoversi per prima è la sigla Trasportounito, che ha confermato uno stop di cinque giorni, da oggi fino a sabato, senza tener conto del preavviso di legge di 25 giorni. Un’azione che anticipa la mobilitazione più ampia del comparto. Anche Unatras, che riunisce la maggior parte delle federazioni dell’autotrasporto merci, ha proclamato il fermo: modalità e tempi saranno comunicati a breve, ma l’ipotesi è quella di uno sciopero a partire dal 18 maggio.
Timidi segnali di alleggerimento
Nel frattempo arrivano timidi segnali di alleggerimento sul fronte energetico, che però non bastano a rassicurare le imprese. “Si registrano le prime pompe sotto i 2 euro al litro, intorno a 1,99 euro, mentre il petrolio è sceso sotto gli 80 dollari al barile”, spiegano Angelo Pisa e Luca Bocchino, presidente e responsabile Trasporti di Confartigianato Imprese Ancona–Pesaro e Urbino.
Un dato definito “simbolico ma importante”, che tuttavia non cancella le criticità. Secondo i rappresentanti di categoria, infatti, resta evidente una dinamica speculativa: i prezzi alla pompa non stanno calando in modo proporzionale rispetto al costo del petrolio, sceso del 10,25% nell’ultima settimana e del 12,17% nell’ultimo mese.
“Indicazioni incoraggianti – aggiungono – ma ancora insufficienti a compensare mesi di rincari e difficoltà strutturali”.
Il fermo nazionale: le motivazioni
Proprio queste condizioni hanno portato il Comitato esecutivo di Unatras alla proclamazione del fermo nazionale, definito “doloroso ma inevitabile” per l’assenza di risposte concrete da parte del Governo. I provvedimenti adottati finora, secondo Confartigianato, si sono rivelati inadeguati e hanno finito per penalizzare un comparto strategico per la continuità delle forniture.
Nelle province di Ancona, Pesaro e Urbino il settore conta circa 2.000 imprese, 10.000 addetti e oltre 15 consorzi attivi tra porto di Ancona, interporto di Jesi e distretti produttivi.
“Oggi servono circa 2.000 euro al mese per ogni mezzo solo per lavorare – sottolineano Pisa e Bocchino –. Fermarsi è necessario per evitare danni ancora più gravi”.
Le richieste del settore
Tra le richieste: ristori sui carburanti, sostegno alla liquidità, sospensione di imposte e controlli contro le speculazioni. Intanto la protesta è partita e il settore resta in attesa di risposte concrete. Sul fronte alimentare intanto non si registrano cali o annullamenti di consegne nei supermercati dove i prezzi sono però iniziati ad aumentare.
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