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Imprenditore ricattato dalla escort. La donna patteggia un anno di pena

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06.03.2026

Il tribunale di Rimini

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Si è chiusa con un patteggiamento a un anno di pena la vicenda giudiziaria che vedeva al centro un presunto ricatto ai danni di un imprenditore riminese di 65 anni, finito al centro di una relazione extraconiugale con una escort sudamericana. Il caso era arrivato davanti al giudice dopo mesi di indagini e accuse reciproche su oltre 200mila euro di versamenti avvenuti nel corso della relazione. Secondo la ricostruzione dell’accusa, la donna avrebbe minacciato l’uomo di rivelare la relazione alla moglie e di renderla pubblica se non avesse continuato a versarle denaro. La frase che, secondo quanto emerso, sarebbe stata ripetuta più volte era sempre la stessa: "Se non paghi, racconto tutto". Le richieste di denaro sarebbero iniziate con la giustificazione di difficoltà economiche o presunte spese mediche per familiari all’estero, per poi trasformarsi in versamenti sempre più consistenti. Nel corso del tempo l’imprenditore avrebbe versato oltre 200mila euro, tramite bonifici e pagamenti ripetuti. Non riuscendo più a sostenere le richieste economiche e sentendosi sotto pressione, l’uomo ha deciso di denunciare la situazione alle autorità. La difesa dell’imputata, rappresentata dall’avvocato Matteo Paruscio, ha però sempre sostenuto una versione completamente diversa dei fatti.

Secondo la donna non ci sarebbe stata alcuna estorsione: i soldi ricevuti sarebbero stati il pagamento per prestazioni sessuali, concordate tra i due durante la loro relazione. Il nodo centrale della vicenda riguarda proprio l’origine delle somme di denaro. Secondo la versione dell’imprenditore, nel corso di circa un anno e mezzo di frequentazione avrebbe prestato alla donna circa 200mila euro, versati in piccole tranche da due o tremila euro alla volta per aiutarla economicamente. La escort sostiene invece che quei versamenti fossero compensi per le sue prestazioni e che l’uomo avrebbe indicato nella causale dei bonifici la parola "prestito" solo per evitare che la moglie potesse scoprire la reale natura dei pagamenti. Durante le indagini è emerso anche un ulteriore episodio segnalato nella denuncia: in alcune occasioni la donna avrebbe avuto accesso al telefono dell’uomo, acquisendo dati personali e informazioni sensibili che sarebbero poi state utilizzate per aumentare la pressione nei suoi confronti. Dopo mesi di accertamenti e con il procedimento ormai arrivato alla fase decisiva, la vicenda si è conclusa con il patteggiamento della pena a un anno, chiudendo così il procedimento penale senza arrivare al dibattimento. L’avvocato dell’imprenditore, Paolo Ghiselli, ha commentato: "Si è conclusa positivamente con la collaborazione dell’autorità giudiziaria una vicenda che aveva particolarmente provato la vittima del ricatto anche per le ulteriori conseguenze che avrebbe potuto avere".

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