Toccando il vuoto con Lodo Guenzi: "Scelte e impulsi, dilemma in scena"
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Alle 21.15 di oggi si aprirà il sipario del Velluti di Corridonia dove gli spettatori potranno vivere in prima persona una storia vera portata in scena da Lodo Guenzi con Eleonora Giovanardi, Giovanni Anzaldo e Matteo Gatta, diretto dalla regia di Silvio Peroni. La pièce 'Toccando il vuoto' è ambientata nel 1985 durante la scalata nelle Ande Peruviane, dove gli alpinisti Joe Simpson (interpretato da Guenzi) e Simon Yates (Anzaldo) restano vittime di un incidente durante la fase di discesa che provoca la caduta di Joe in un dirupo. Simon, per non rischiare di precipitare assieme al suo compagno, è costretto a tagliare la corda da arrampicata.
Guenzi, cosa l’ha colpita della storia di 'Toccando il vuoto'? "Quando mi sono avvicinato a questa storia ero nella fase iniziale di elaborazione di un lutto e in quel testo si parla di persone che non ci sono ma restano nella vita".
Legare se stessi all’altro con una corda è unire due destini, è fidarsi l’uno dell’altro, ma poi nella storia prende il sopravvento lo spirito di sopravvivenza quando Simon decide di tagliare la corda durante la discesa in alta montagna. "La domanda è se tutte le azioni sono o meno delle scelte, quella non sembra esserlo ma è un impulso animale di difendersi da qualsiasi aggressore".
Quanto è importante essere come uno scalatore sempre spinto ad andare oltre i propri limiti? E quanto questo desiderio può essere pericoloso? "Non saprei se è importante impedire a una persona di essere se stessa, se c’è questo impulso verso una vetta si costruisce una vita che soddisfa questo desiderio. Ma è ugualmente più che legittimo poter fare un altro tipo di scelta. Il mio senso della vita è alimentato da ambizioni, dal darsi delle sfide, dall’eterno tentativo di superarsi; è una scelta che non trovo eticamente migliore rispetto ad altre".
Qual è la sensazione che prova nel portare in scena testi altrui quando lei ha firmato canzoni e testi? "Un grande sollievo, ti affranca dalla necessità mercantile di avere una cosa da dire e di aprire bocca quando non c’è bisogno. Rifugiarsi nelle parole altrui, quelle che ti hanno colpito, è una bella maniera per crescere e mettersi in dialogo con il mondo".
C’era il tempo di "Una vita in vacanza" portata a Sanremo con lo Stato sociale. Ora quel periodo è finito tra impegni tv, teatrali, cinema e libri. "Veramente mi annoio in vacanza, non mi è mai piaciuta".
E dove trova il tempo per tutti questi impegni? "Nei tour si è ogni giorno in un posto diverso e ogni volta si lavora un paio d’ore, e come orario è l’ideale. Non ho nemmeno la patente e mi muovo in treno".
Che reazione ha il pubblico? "La gente cerca storie nuove, così viene a teatro non sapendo cosa aspettarsi e alla fine resta coinvolta dalla spettacolarità della messa in scena e da leggere tra le righe qualcosa di sé".
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