Case popolari, graduatorie a rischio ricorsi
Daniele Staffolani, ex direttore dell’Erap, lancia l’allarme sulle graduatorie di Macerata e Civitanova
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Sono a rischio ricorsi le graduatorie per l’assegnazione delle case popolari. Fedeli alla legge regionale del 2023, le graduatorie premiano con 8 punti chi risiede nel Comune che ha emesso il bando, ma questo criterio è stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale; la sentenza numero 1 del 2026 afferma che il requisito della residenza non può avere un peso eccessivo rispetto alla condizione di bisogno. Il bando è da poco scaduto a Civitanova e anche a Macerata.
"In assenza di modifiche normative che neutralizzino gli effetti distorsivi nella formazione delle graduatorie, i bandi comunali emanati nella Regione e quelli di prossima emanazione restano passibili di ricorsi, col rischio di lunghi contenziosi e ritardi nell’assegnazione degli alloggi popolari disponibili". Lancia l’allarme Daniele Staffolani, ex direttore dell’Erap di Macerata. Civitanova assegna un massimo di 8 punti (0,5 per ogni anno fino a un massimo di sedici anni) per il requisito di residenza; Macerata 5 punti, non avendo ancora recepito la legge regionale "anche se – spiega Staffolani – in sede di istruttoria delle domande dovrà essere applicato il nuovo maggiore punteggio, perché la legge regionale prevale sul regolamento comunale". Un premio più alto alla residenza rispetto ad altre condizioni di disagio socio-abitativo: reddito, composizione del nucleo familiare, presenza di figli minori, nuclei monoparentali, presenza di anziani e/o disabili, alloggi inadeguati o antigienici, sfratto, presenza in graduatoria.
"La Corte Costituzionale – osserva Staffolani – ha ribadito che quello all’abitazione è un diritto sociale fondamentale, volto a garantire un’esistenza dignitosa a chi non dispone di risorse sufficienti. L’attribuzione di punteggi elevati basati sul radicamento territoriale, scollegati allo stato di bisogno, è irragionevole e contraria alla finalità del servizio pubblico, oltre a determinare un’ingiustificata disparità di trattamento tra persone in condizione di fragilità. La casa popolare è destinata a chi ne ha più bisogno effettivo e non, per forza, a chi è residente da più anni". Auspica l’ex direttore dell’Erap "che da parte della giunta regionale e delle organizzazioni sindacali Sunia, Sicet, Uniat vengano intraprese quanto prima iniziative per modificare l’attuale quadro normativo, riducendo adeguatamente il punteggio ora previsto per la residenza, magari aumentando, di contro, quello previsto per la perdurante presenza nelle graduatorie, che è decisamente più significativa a dimostrare un prolungato fabbisogno abitativo, per il quale è oggi prevista l’attribuzione, al massimo, di 5 punti".
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