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“Stupro di gruppo”, Portanova in Appello: giovedì parla in aula. Poi ci sarà il verdetto

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15.04.2026

Manolo Portanova, 26 anni il prossimo 2 giugno: veste il granata da tre stagioni

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Reggio Emilia, 15 aprile 2026 – “Lo stato d’animo di Manolo lo possiamo immaginare. È quello di un ragazzo ancora incredulo di ciò che gli è capitato. Il mio? Di un difensore che, a 62 anni e dopo 37 di professione, avendone viste di tutti i colori, è tuttavia sempre fiducioso che dal quadro, oggettivamente labile e incerto, non si possa arrivare alla condanna. Questa la mia fermissima opinione”, sottolinea l’avvocato Gabriele Bordoni che assiste il calciatore della Reggiana Manolo Portanova, 25 anni, accusato di stupro di gruppo insieme allo zio Alessio Langella.

Oggi in Corte d’appello a Firenze riprende il processo per il presunto stupro di gruppo di una studentessa senese avvenuto in un piccolo appartamento a poca distanza da Piazza del Campo nella notte fra il 30 e il 31 maggio 2021. Il 2 marzo scorso il sostituto procuratore generale Sergio Affronte aveva chiesto la conferma della condanna di primo grado del gup Ilaria Cornetti: 6 anni sia per il calciatore che per lo zio. Avevano poi parlato gli avvocati delle parti civili, Jacopo Meini per la vittima e Claudia Bini per l’Associazione ’Donna chiama Donna’. Oggi tocca invece alle difese e dovrebbe arrivare, nel pomeriggio, anche la sentenza.

“Manolo Portanova sarà in aula per fare una breve dichiarazione, non tanto sui fatti oggetto del procedimento, quanto sul suo stato d’animo e sulla sua vita a seguito di questa vicenda”, annuncia l’avvocato Bordoni. La terza volta che il calciatore depone sulla vicenda: la prima fu il lungo interrogatorio da parte del pm Nicola Marini all’inizio del caso, quindi una breve dichiarazione prima della sentenza del gup nel 2022. “Non ci sono state altre occasioni, l’appello ha avuto tappe che non richiedevano il suo intervento. Avevamo chiesto un confronto fra la ragazza e il fratello minore (la sentenza di condanna del tribunale per i minorenni è diventata per lui definitiva, ndr) ma anche Manolo non si era mai negato. Ci hanno detto che non serve”.

Il momento cruciale del processo di appello saranno dunque le parole del calciatore della Reggiana. Seguite dall’arringa del suo difensore e poi dei due legali dello zio di Portanova che dovrebbero prendere in tutto un paio di ore. “Poi ci sarà la sentenza, penso che la Corte abbia già ragionato al riguardo. Deve solo, spero che lo faccia, ascoltare con attenzione e disponibilità quello che racconteremo. Sono profondamente convinto – prosegue Bordoni – oltre che in qualità di avvocato anche come uomo, dell’innocenza del ragazzo. Anche perché non avrei potuto difendere un giovane che conosco fin da quando era un bambinetto. Nulla del quadro accusatorio mi ha convinto del contrario. Resto dell’idea che sia stata una serata andata storta per tanti motivi. Un grande equivoco, molto spiacevole. Brutto. Maldestro il comportamento di tutti ma da qui allo stupro il passo è lungo”.

Il padre del calciatore, Daniele Portanova, ha pubblicato nelle ultime ore su Instagram un terzo, lungo post sentendo il bisogno “di continuare a condividere ulteriori documenti e fatti relativi alla vicenda di mio figlio”. “Anche lui non si capacita, se fosse stato convinto che i suoi due figli fossero stati dei bruti capaci di fare del male ad una ragazza non si sarebbe comportato come ha fatto finora”, sottolinea Bordoni.

C’è tuttavia una sentenza sul caso, quella del fratello minore, già passata in giudicato. “Ce ne sono state di sentenze passate in giudicato.... ma ci sono anche tanti lavori adesso il Parlamento. C’è un professore universitario di Milano che ha riferito sul tema del consenso-dissenso che è un monumento di sapienza giuridica. Dice quali sono le vischiosità del tema del consenso, della sua prova, su chi grava l’onere. E commenta, anche molto ruvidamente, quelle sentenze che nel dubbio sulla percepibilità o meno del consenso hanno finito per condannare. Non possiamo brutalizzare il diritto. Sappiamo che spesso sono fatti particolari – conclude Bordoni – non bisogna lasciare indifese e non protette le vittime ma stare attenti, quello sì, a non stravolgere neppure le regole del gioco”.

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