Cane trascinato e ucciso. Cappio killer per Bella. Si apre il processo
Bella era un meticcio anziano: nel video si vede parecchio sangue e l’animale morto dopo essere stato trascinato
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È iniziato davanti al Tribunale di Ascoli Piceno il processo che dovrà fare luce sulla tragica fine di Bella, un meticcio bianco, anziano e malato, la cui morte è diventata un caso giudiziario emblematico per la tutela dei diritti degli animali nel territorio. Nell’udienza celebrata davanti al giudice Domizia Proietti, le avvocate Annalisa Corradetti e Anna Giacomini si sono costituite parte civile, rappresentando rispettivamente l’Associazione provinciale protezione animali (Appa) di Appignano, presieduta da Rita Castelli, e il proprietario del cane. Un passaggio chiave del dibattimento è stata la richiesta, avanzata dai legali di parte civile, della citazione dell’Ast di Ascoli (ex Asur Marche) quale responsabile civile per l’operato del proprio dipendente. Sul punto il giudice scioglierà la riserva nella prossima udienza a maggio.
I fatti risalgono al 9 maggio 2024 a Offida. Sul banco degli imputati siede un agente del servizio veterinario pubblico, assistito dall’avvocato Stefano Pierantozzi, chiamato a rispondere del reato di maltrattamento di animali, aggravato dalla morte dell’esemplare. Secondo la ricostruzione della Procura, l’operatore, incaricato del trasferimento di alcuni cani presso il canile di Offida, avrebbe utilizzato un cappio di cattura per trascinare Bella. Una manovra definita dall’accusa "non necessaria" e rivelatasi fatale: la stretta al collo avrebbe infatti causato la rottura di un tumore sublinguale di cui il cane soffriva, provocando un’emorragia inarrestabile.
L’episodio ha suscitato forte emozione nell’opinione pubblica e la comunità dei social, non solo per la sofferenza inflitta a un animale già fragile, ma anche perché il proprietario sostiene di aver debitamente informato l’agente delle precarie condizioni di salute del meticcio prima dell’intervento. Oltre al dolore del proprietario, il processo affronta il tema del danno d’immagine per gli enti del terzo settore. L’avvocata Corradetti, citando la giurisprudenza della Suprema Corte, ha ribadito come l’Appa abbia subito un pregiudizio alla propria reputazione e alla missione istituzionale di protezione animale. Con l’istanza di citazione dell’azienda sanitaria come responsabile civile, il processo punta ora a stabilire non solo la responsabilità penale del singolo, ma anche quella amministrativa e risarcitoria dell’ente di appartenenza.
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