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Danimarca contro Usa, la geopolitica scende in campo assieme all’hockey: nella squadra europea anche due groenlandesi

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13.02.2026

Milano, 13 febbraio 2026 – Lame ben affilate, caschetti protettivi e bastoni in pugno per una affascinante battaglia sportiva. Stati e Uniti Danimarca si sfideranno domani sul ghiaccio della Milano Santa Giulia Ice Hockey Arena, ma nel giorno di San Valentino di romantico ci sarà ben poco, vietati baci e cuoricini. Perché quella fra la selezione favorita per la medaglia d’oro (prima nel ranking mondiale) e una nazionale alla sua seconda partecipazione ai Giochi, non è solo una partita per il torneo olimpico, ma qualcosa di più alla luce degli ultimi eventi geopolitici. 

Il derby della Groenlandia 

Esperti e commentatori, ma anche molti tifosi, l’hanno già ribattezzato in maniera ironica il ‘derby della Groenlandia’ (che alle Olimpiadi non ha una propria delegazione ma è rappresentata dai fratelli Ukaleq e Sondre Slettemark sotto la bandiera danese), con chiaro riferimento alle pressioni-pretese di Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti, che vorrebbe conquistare il territorio semi-autonomo del Regno di Danimarca "in un modo o nell’altro” (anche comprandolo per 700 miliardi di dollari, come ha rivelato la Nbc). Motivo per cui mai come in questi mesi i rapporti bilaterali fra i due Paesi sono stati così freddi e forse sul ghiaccio lo saranno di più a causa delle strategie ritenute “aggressive” dalla stampa di Copenaghen.  

Poi è vero: gli Yankee sono nettamente favoriti al di là di possibili contatti più violenti del solito. Ma lo sport, si sa, spesso ribalta pronostici, supremazie e persino ‘verdetti’ politici offrendo possibilità di rivincite. Va ricordato che l’hockey su ghiaccio, sport molto fisico in cui gli animi spesso si surriscaldano, non è estraneo a partite politicamente connotate. Le Olimpiadi invernali del 1980, ad esempio, ospitarono il ‘Miracolo sul ghiaccio’, quello in cui una giovane squadra statunitense, quasi dilettantistica, sconfisse l’Unione Sovietica, vincitrice per quattro volte della medaglia d’oro. 

Sull’onda del patriottismo 

Per i Danish Lions si tratta un’altra storia: perché lo scenario minacciato dal presidente Usa riguardo la presa del controllo della Groenlandia ha risvegliato l’orgoglio nazionale in Danimarca, e la partita di domani non solo è una motivazione in più per i giocatori, ma pure una grande opportunità per cavalcare l’onda del patriottismo nonostante il divario tecnico fra le formazioni. In realtà non sono pochi i danesi che giocano nella National Hockey League (NHL) nordamericana, fra questi Nikolaj Ehlers (Carolina Hurricanes) il quale ha cercato di stemperare la tensione concentrandosi più sull’aspetto sportivo. "Per tutti noi è un momento di grande orgoglio, ci sarà da divertirsi”. Gli fa eco Mads Søgaard degli Ottawa Senators, il quale ha dichiarato di essere “orgoglioso di rappresentare il mio Paese”, dribblando pure lui commenti pruriginosi riguardo la diatriba fra i due Stati. 

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Preghiere per un miracolo 

L’attaccante Nickas Jansen, invece, sfiora appena l’argomento: "La politica e tutto quello che accade nel mondo non sono qualcosa su cui ci stiamo concentrando ora ma giocare contro gli Usa è speciale perché è la squadra migliore del pianeta”. Eppure Jensen e compagni sperano nel miracolo sportivo per dimostrare i grandi passi avanti anche nell’hockey di una nazione di appena 6 milioni di abitanti. Tifosi e opinione pubblica, interessati anche alla trama geopolitica. sognano il grande smacco. Servito freddo.


© il Resto del Carlino