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Giustizia, verso il referendum. Mantovano e il sì alla riforma: "Stop a correnti e negligenze"

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01.03.2026

Alfredo Mantovano, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio, a un incontro sul referendum sulla giustizia

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"Il referendum non è un voto a favore o contro il governo guidato da Giorgia Meloni". Così, Alfredo Mantovano, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri, ha riflettuto su quelle che potrebbero essere le conseguenze del voto popolare sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Lo ha fatto all’interno dell’incontro ‘Autorità giudiziaria e imprese: le implicazioni del referendum’, all’Auditorium di Illumia.

Il convegno promosso dall’associazione culturale ’Incontri Esistenziali’ e moderato da Mario Sechi, direttore di Libero, è iniziato con una frase dell’ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi: "Ogni cittadino deve poter affidare serenamente le proprie sicurezze, sostanze, libertà a un sistema giudiziario indipendente e imparziale, preparato e solerte". Da qui ha inizio la riflessione di Mantovano sulla riforma: "Non è intenzione del governo e di chi sostiene questa norma utilizzare lo strumento disciplinare per condizionare le scelte giudiziarie. Non è l’errore il problema, perché, come dicevano i nostri padri latini, errare humanum est. Con questa legge si evita che avanzi di carriera chi è sciatto, negligente e insofferente riguardo ai doveri derivanti dalla propria funzione".

La riforma, tuttavia, "non è la bacchetta magica, ma pone le premesse per eliminare le correnti, quindi il vero male della magistratura italiana e della giustizia italiana di oggi. È una sorta di assicurazione che sottoscrive il magistrato e che, in alcuni casi, funziona da copertura nei confronti di sciatterie, inadempienze e violazioni disciplinari", spiega.

Un punto molto discusso della norma è il sorteggio. "Non è umiliante – afferma Mantovano –. Chi vuole il ‘no’ teme il sorteggio perché disarticola le correnti. E allora ci accusano di voler colpire i magistrati coraggiosi che fanno sentenze innovative. Qui si tratta di magistrati sciatti che in virtù della copertura correntizia vanno avanti nella progressione in carriera".

Perché votare sì? Secondo Mantovano "con questa norma vorremmo che i meccanismi possano essere resi più funzionali. La nostra Costituzione non è l’equivalente delle tavole di pietra di Mosè. Può essere riformata, e farlo significa portare i principi fondanti della carta costituzionale alla più stretta attualità". "La riforma è frutto di un programma elettorale che ha raccolto il consenso degli elettori e ora il governo prova a rispettare gli impegni presi", chiude.

"Un sì convinto" anche per Antonio Gozzi, presidente Duferco: "Questa norma migliora la certezza del diritto e fa sì che il giudice sia davvero terzo e imparziale".

Anche Gozzi attacca: "Sono sicuro che i miei colleghi imprenditori voteranno sì, anche se Confindustria non ha preso una posizione esplicita. Se il referendum costituzionale non passa, bisogna prendere atto che questo Paese rifiuta di essere riformato".

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