Centro Biavati, Comune e curatore ai ferri corti. L’assessora: “Non abbiamo le chiavi”. Lui: “Dal Comune chiusura totale”
Il centro sportivo Biavati è chiuso da febbraio, quando il Comune ha revocato la connessione all’Us Corticella
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Bologna, 10 aprile 2026 – È scontro aperto sul Centro sportivo Biavati, che rimarrà chiuso ancora per molto tempo con i relativi disagi per le famiglie dei ragazzi costretti a utilizzare altri impianti sparsi per la città. Lo scontro è quello che si è consumato, a distanza, fra il Comune e Fabrizio Carbone, il curatore fallimentare nominato dal tribunale dopo l’apertura della procedura di liquidazione giudiziale della società l’Us Corticella srl, che ha avuto in gestione il Biavati dal 2017 fino al febbraio scorso, quando la convenzione è stata annullata per “gravi inadempimenti contrattuali”.
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Il Comune: il gestore non è venuto all’incontro
L’assessora allo Sport Roberta Li Calzi, infatti, ha spiegato durante l’udienza conoscitiva tenuta in commissione che il Comune non può iniziare i lavori di messa in sicurezza del centro “perché il curatore non si è presentato all’incontro, fissato il 9 aprile, in cui doveva avvenire la riconsegna delle chiavi. Così il Comune, pur essendo il proprietario, non è rientrato in possesso del centro e non può entrare. Non sappiamo perché il curatore non si sia presentato”, ha aggiunto Li Calzi.
Il curatore Carbone: “Dall’amministrazione chiusura totale”
Carbone, che non ha partecipato all’udienza perché “nessuno mi aveva convocato”, replica al telefono raccontando una versione ben diversa: “Non ho mai detto che sarei andato all’incontro. Anzi avevo mandato tre pec, di cui l’ultima la mattina del 9 aprile, prima dell’incontro, spiegando la ragione per cui non sarei andato. E la ragione è che io devo rispettare la legge, il codice della crisi d’impresa. Devo tutelare tutte le parti in causa, cioè i creditori. Bisogna fare l’inventario dei beni e una valutazione dei lavori di miglioria eseguiti dal gestore nel corso degli anni. L’ho spiegato all’assessora in un incontro avvenuto l’8 aprile, le avevo anche espresso la mia disponibilità per evitare lungaggini. E avevo fatto delle proposte, come tenere in vita la convenzione tramite l’esercizio provvisorio, ma dal Comune c’è stato un atteggiamento di chiusura totale”.
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Riapertura degli impianti solo dopo i lavori per la sicurezza
Tornando a Li Calzi, d si è comunque detta disponibile al dialogo con il curatore e ha confermato la disponibilità del Comune, una volta entrato in possesso del Biavati, a valutare riaperture parziali degli impianti, però solo dopo i lavori di messa in sicurezza. Solo per l’impianto elettrico, servono 500mila euro. Li Calzi ha poi escluso eventuali subentri in corsa, “visto che la concessione ha cessato di esistere”. Alcuni consiglieri avevano infatti chiesto lumi su una cordata di imprenditori che si sarebbe fatta avanti per subentrare, ma l’assessora (che non ha confermato né smentito) ha spiegato che l’unica strada è un nuovo bando pubblico.
La delusione dei genitori: “Ragazzi sparsi per la città”
Tirando le somme, viste le lungaggini è a rischio la riapertura del Biavati anche a settembre. Molto delusi i genitori del comitato: “Abbiamo raccolto solo 2.300 euro e non è stata trovata nessuna soluzione alternativa, oggi i nostri ragazzi sono sparsi per la città”. “La colpa è del Comune, avrebbe dovuto controllare, lo prevedeva la convenzione”, attacca il consigliere di FdI Gabriele Giordani. “Non sta né in cielo né in terra che il centro non venga messo in sicurezza in tempo”, dice il leghista Matteo Di Benedetto. Infine, il consigliere Pd Franco Cima: “Un fatto gravissimo il curatore non si sia presentato alla restituzione”.
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