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Il 25 Aprile con Mattarella a San Severino: “È la festa di chi ama la libertà, la pace un diritto di ogni popolo” /

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Il presidente Sergio Mattarella al teatro Feronia di San Severino

Articolo: Mattarella a San Severino per il 25 aprile 2026, standing ovation al teatro. Il Presidente: “Ora e sempre Resistenza”

Articolo: Arriva Mattarella per la festa del 25 aprile: oggi a San Severino la visita del presidente della Repubblica

Macerata, 25 aprile 2026 – “A San Severino, facciamo memoria del 25 Aprile, data della Liberazione del nostro Paese. A muoverci non è un sentimento celebrativo di maniera. Tanto meno la pretesa di una storia scritta in obbedienza ad astratte posizioni ideologiche. A muoverci è l’amor di Patria”. Con queste parole il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha aperto al teatro Feronia il suo intervento per le celebrazioni del 25 Aprile, pronunciando un discorso solenne e insieme attualissimo: un richiamo alla memoria repubblicana, un appello alla pace e un monito contro l’oblio e contro il ritorno degli errori che resero necessaria la Resistenza. Accanto a lui anche il ministro della Difesa Guido Crosetto e la vicepresidente del Senato Mariolina Castellone. Nel suo intervento il Capo dello Stato ha ripercorso la storia scritta “con la vita” da quanti si sacrificarono per la libertà, ricordando figure come don Enrico Pocognoni, il vicebrigadiere Glorio Della Vecchia – cui è intitolata la caserma dei carabinieri di San Severino – e il maggiore Pasquale Infelisi, simboli di una Patria costruita sul sacrificio.

“Siamo qui perché sulle macerie di un regime dittatoriale, anche qui, in questo luogo, si trovano le radici della Repubblica. Nata sugli orrori della guerra, sull’opposizione all’occupante e al tradimento dei collaborazionisti. Il 25 aprile celebriamo la festa di tutti gli italiani amanti della libertà”. Un passaggio che Mattarella ha legato anche al luogo della cerimonia, il teatro Feronia: “Persino questo teatro, intitolato alla dea Feronia, ne è ispirazione. Dea romana della fertilità e delle messi, ma anche liberatrice delle catene, protettrice dei liberti. Una sorta di dea della libertà”. Il presidente ha quindi ricordato il ruolo di San Severino nella lotta di Liberazione, insignita della Medaglia d’oro al Merito Civile per il contributo dei suoi cittadini durante la guerra partigiana. “Esempio di sacrificio e di virtù civica”, ha detto, richiamando la Banda Mario guidata da Mario Depangher, le vicende del campo di internamento di Urbisaglia e il dramma degli ebrei deportati da Fiastra a Fossoli e poi ad Auschwitz.

“Fu un medico di origine ebraica, Mosè Di Segni, a prendere parte nella formazione partigiana di Mario Depangher alla battaglia di Valdiola”, ha ricordato, sottolineando il carattere plurale e universale della Resistenza.

Mattarella ha poi richiamato l’esperienza delle zone libere nelle Marche, da San Severino a Matelica e Castelraimondo, definite “repubbliche modellate su principi inediti di vita democratica”, nate dall’aspirazione comune alla libertà. “A unire popolazioni resistenti in ogni Paese era la comune aspirazione alla pace. Le dittature che avevano scatenato il secondo conflitto mondiale avevano preteso di fare, nella retorica della guerra, un valore. Contro il loro disegno, si levava e si leva una sola invocazione: pace. La pace per ogni persona. La pace come diritto di ogni popolo. La pace per ogni Paese. Questo il senso della Resistenza”. Parole che, in un tempo segnato da nuovi conflitti, sono suonate come un richiamo netto. A chiudere, quasi una consegna affidata al Paese, la formula che più di ogni altra ha raccolto il senso della giornata: “Ora e sempre”. Un richiamo alla Resistenza come radice viva della Repubblica e come impegno che non appartiene solo alla storia, ma al presente e al futuro.

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