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Il fratello di Prodi derubato: “Ho ritrovato la viola, c’è tutta la mia vita”

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05.04.2026

Franco Prodi con la viola ritrovata insieme ai carabinieri: “Mi è stata ridonata una fetta della mia vita”

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Reggio Emilia, 5 aprile 2026 – “Hanno recuperato la Viola della mia vita”. Franco Prodi, professore di Fisica dell’Atmosfera e fratello dell’ex premier Romano, affida a queste parole il sollievo per il ritrovamento dello strumento musicale che gli era stato rubato in marzo a Montecchio Emilia. Una Viola di Sesto Rocchi, valore stimato attorno ai 40mila euro, recuperata dai carabinieri durante una perquisizione domiciliare eseguita nell’ambito di un’indagine su un altro furto avvenuto in Val d’Enza.

"È un pezzo della mia vita”

“Per me non è soltanto uno strumento musicale – racconta Prodi –. È un pezzo della mia vita, della mia giovinezza, dei miei studi, dei miei affetti”. Il furto era avvenuto nel tardo pomeriggio del 24 marzo. “Erano circa le 19.30. Io e mia moglie Laura stavamo andando da Bologna nella nostra casa-liuteria di San Polo d’Enza. Ci siamo fermati in un fast food di Montecchio e abbiamo parcheggiato a una cinquantina di metri. Quando siamo usciti abbiamo visto il lampeggiante... Un militare mi ha detto di non spaventarmi, ma c’era stata un’effrazione: avevano rotto un vetro, aperto il bagagliaio e portato via molte cose”.

Il bottino era pesante, non solo sul piano economico. “Hanno preso la borsa di mia moglie, il suo cellulare, una 24 ore con il mio pc, agende, documenti, appunti sulle mie ricerche sul clima, 1600 euro in contanti e soprattutto la mia viola. Il giorno dopo abbiamo presentato denuncia a Bologna, cambiato serrature, bloccato utenze, riorganizzato tutto”.

Poi la svolta. “Quando ho saputo che i carabinieri avevano ritrovato la viola durante una perquisizione, ho provato un sollievo enorme”. Ma il valore più profondo, per Prodi, non è nella cifra. “Quella viola è una Sesto Rocchi realizzata nel 1964 da mio suocero. La comprai nel 1965 con uno dei miei primi stipendi. Nella custodia c’era il mio repertorio, gli spartiti dei concerti, una parte della mia identità. Dentro ci sono gli anni in cui conobbi mia moglie Laura nel laboratorio di liuteria di suo padre”. E ancora: “Con altri giovani musicisti e con mio fratello Quintilio andavamo da Rocchi per mettere a punto gli strumenti prima delle prove e dei concorsi”. Anche Laura, spiega, è inseparabile da quella memoria. “In quell’ambiente di musica, studio e passione arrivò un giorno una bellissima fanciulla a portarci un tè. Poi ci siamo sposati nel 1969, e abbiamo avuto tre figli... Da allora abbiamo condiviso tutto. Per questo quel furto ha colpito entrambi in modo profondo”.

La vicenda lascia una riflessione amara. “La delinquenza diffusa colpisce ormai chiunque. Quando viene meno la sicurezza della proprietà, viene colpita anche una parte della serenità delle persone. Per questo il recupero della viola è stato non solo una gioia privata, ma anche il segno che lo Stato, quando funziona, può ancora dare fiducia”.

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