‘Io mi rifiuto’, Iren nel mirino: "Società pubblica per le poltrone. Privata quando c’è da fare profitti"
"Pubblico per le poltrone, privato per le tariffe". Il modello di gestione dei rifiuti a Reggio finisce sotto i fari della cittadinanza attiva grazie alla campagna "Io mi rifiuto" di Ripuliamoci e all’affollato incontro tenutosi al Catomes Tot, dove esponenti di Coalizione Civica, dell’associazione ambientalista, ed esperti – incalzati dalle domande della nostra giornalista Francesca Chilloni – hanno tracciato un bilancio critico su Iren, la multiutility che da 15 anni gestisce il servizio in regime di proroga. Il cuore della mobilitazione, sostenuta politicamente da Coalizione Civica, è la richiesta di una gara d’appalto europea per il servizio rifiuti. Il consigliere Fabrizio Aguzzoli ha citato l’esempio di Parma, dove il confronto competitivo ha prodotto un risparmio di circa il 5%. La situazione di Reggio, invece, non garantisce né controllo né qualità, con rincari quantificati in circa 40 euro annui per una famiglia media. Stefano Ferrari (Ripuliamoci), ha documentato il "disastro quotidiano" della sporcizia urbana, con rifiuti potenzialmente pericolosi, sottolineando come il decoro dipenda spesso solo dall’azione dei volontari.
Le proposte emerse per invertire la rotta sono nette: l’applicazione reale della tariffa puntuale per premiare chi produce meno scarti (superando il criterio della metratura dell’immobile); il ritorno della gestione degli accertamenti in mano comunale; il superamento del "porta a porta" a favore di cassonetti stradali (chi differenzia, continuerà a farlo correttamente), scelta che ridurrebbe il numero di compattatori migliorando la qualità dell’aria e abbattendo i costi. L’analisi più tagliente arriva da Francesco Fantuzzi, operatore nella finanza solidale: nonostante la maggioranza azionaria resti in mano pubblica (poco sopra il 50%), la logica di una quotata in Borsa sembra confliggere con la tutela dei Beni Comuni. Fantuzzi evidenzia un indebitamento netto preoccupante, vicino ai 4,3 miliardi di euro, e una governance instabile con 7 ad cambiati in soli 9 anni. Molto critico il dato sul servizio idrico: sebbene pesi solo per il 7% sui ricavi totali, incide per il 23,6% sul margine lordo. In altre parole, genera un profitto significativo, contravvenendo al principio etico dell’"Acqua pubblica" che la vorrebbe fuori dalle logiche di mercato. In chiusura, il fisico del Cnr Marco Cervino ha collegato la questione alla crisi energetica, ricordando che la riduzione dei rifiuti a monte è l’unica vera necessità imperativa, poiché nessun materiale è riciclabile al 100%. Prosegue intanto la raccolta firme (oltre 300 nei primi giorni, con obiettivo 5mila) per riportare queste istanze in Consiglio Comunale e rompere una "cortina di silenzio" sulla gestione della principale azienda di servizi del territorio.
