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La seconda giornata di Cantina QN al padiglione Emilia Romagna del Vinitaly: le voci

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13.04.2026

Carlo Catani a Cantina Qn

Trenta vitigni a denominazione di origine, mezzo miliardo di euro di fatturato annuo, che diventa un miliardo considerando anche quello dei cosiddetti vini da tavola: è l'ecografia della galassia del vino in Emilia Romagna tracciata dall’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi, ospite di Cantina QN, lo spazio di Quotidiano Nazionale a Vinitaly, la kermesse italiana del vino. Quello del vino emiliano-romagnolo è un comparto che anche visivamente, come appare evidente aggirandosi fra i padiglioni, non teme più il confronto con le altre regioni che dominano il settore, come Toscana, Veneto e Sicilia.

“Ma per i produttori possiamo e dobbiamo fare di più – prosegue Mammi –. A partire dalla riduzione delle accise, per arrivare fino a una maggiore capacità di fare sistema. Dobbiamo poi concentrarci sull’internazionalizzazione: un accordo col Mercosur spalancherebbe un intero continente ai nostri vini, che oggi non arrivano là perché resi troppo cari. Senza dimenticare la Corea, il Giappone, i paesi africani emergenti. Non è facile comunicare trenta vitigni diversi: la parola chiave è la diversità”.

A rivendicarlo è anche Carlo Catani, al timone, fra le altre, dell’associazione Tempi di recupero, impegnata a tutelare i vitigni a rischio di estinzione, come il Famoso o il Centesimino, ma anche “pratiche antiche come il vino nelle anfore, le vecchie modalità di coltivazione in campo, le lunghe macerazioni”. A Vinitaly presenta la sua stagione 2026 anche Tramonto Divino, che da anni porta il vino nei luoghi più iconici della regione: da giugno sette arene del gusto prenderanno corpo a Fiscaglia – teatro della prima serata, il 20 giugno – Scandiano, Riccione, Cervia, Cesenatico, Spilamberto e Parma.

Il vino come motore del turismo: una simbiosi evidenziata anche da Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano. “Un turista su tre sceglie le proprie destinazioni in base all’enogastronomia: in quattro anni il territorio del parmigiano reggiano ha registrato 400mila visitatori in più. Il territorio di origine del nostro prodotto sorge per due terzi in territori collinari e montani dell’Emilia”.

Con un occhio alle nuove sensibilità, a chi è interessato al biologico, a un consumo consapevole: "Abbiamo appena redatto un bando per rendere gli allevamenti più orientati al benessere degli animali”, conclude l'assessore Alessio Mammi. Progresso che non cancella le tradizioni: "La galassia delle produzioni tutelate in Emilia Romagna si è nel frattempo arricchita di un nuovo arrivato: l’erbazzone, icona di Reggio Emilia, diventato il 45esimo prodotto Igp dell’Emilia Romagna".

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