La classifica annuale sul clima . Giorni nebbiosi, secondi in Italia. Ferrara tra le più umide in Emilia
Il Castello Estense simbolo della nostra città avvolto da una fitta coltre di nebbia (foto archivio Businesspress)
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Il clima che cambia non è più solo un titolo da convegno. A Ferrara – così come nel resto della Penisola – si misura nei numeri, e i numeri raccontano una città sempre più stretta tra afa estiva e nebbie persistenti. La fotografia scattata dal Sole 24 Ore nell’Indice del clima 2026 colloca infatti il capoluogo estense al 96esimo posto su 107 città italiane, nelle retrovie della graduatoria nazionale. Un risultato che pesa soprattutto per alcune caratteristiche storiche del territorio, a partire da un dato simbolico: Ferrara è la seconda città più nebbiosa d’Italia, subito dopo Rovigo. L’analisi del quotidiano economico parte da un trend ormai consolidato: l’Italia si è riscaldata di 1,8 gradi rispetto al 2010, con un’accelerazione più marcata proprio nel Nord. Nella parte più produttiva. La Pianura Padana – e quindi anche l’Emilia-Romagna – è uno dei territori dove il cambiamento climatico sta mostrando gli effetti più evidenti: temperature in aumento, ondate di calore più frequenti e precipitazioni sempre più concentrate in eventi intensi. La nostra città, come è del tutto evidente, incarna perfettamente questo paradosso climatico. Da un lato le estati sempre più calde e umide, dall’altro una delle incidenze più alte di nebbia in Italia. Nel dettaglio degli indicatori analizzati dal Sole 24 Ore – sedici parametri meteorologici che vanno dalle notti tropicali alla ventilazione, dall’umidità alla frequenza delle piogge elaborati da 3B Meteo – la città estense paga soprattutto scarsa circolazione dell’aria, alta umidità relativa e numerosi giorni di nebbia. Un mix tipico della bassa pianura padana che negli ultimi anni si è combinato con l’aumento delle temperature medie. Ma allarghiamo l’angolo di osservazione al resto del territorio regionale.
Il confronto con le altre città dell’Emilia-Romagna restituisce un quadro piuttosto chiaro. Bologna si posiziona sensibilmente più avanti nella classifica nazionale grazie a una ventilazione più favorevole e a una minore incidenza della nebbia. Ancora meglio fanno alcune città costiere come Rimini e Ravenna, dove la presenza dell’Adriatico mitiga gli eccessi termici e garantisce una maggiore circolazione dell’aria. Ferrara, invece, resta una delle realtà più penalizzate della regione. Non solo per la nebbia, ma anche per le caratteristiche morfologiche del territorio: una città di pianura, lontana dal mare e con scarsa ventilazione naturale. Condizioni che amplificano sia l’afa estiva sia la persistenza dell’umidità nei mesi freddi. Eppure il dato locale si inserisce in una tendenza più ampia. Secondo l’analisi del Sole 24 Ore, negli ultimi quindici anni l’Italia ha registrato meno giorni freddi, più ondate di calore e un aumento delle cosiddette "notti tropicali", quando la temperatura non scende sotto i 20 gradi. Allo stesso tempo le piogge tendono a concentrarsi in episodi brevi ma intensi, con un aumento dei fenomeni meteorologici estremi.
Il cambiamento climatico, insomma, non è uniforme. Colpisce in modo diverso territori diversi. E se alcune città riescono a difendersi meglio grazie alla posizione geografica o alla ventilazione naturale, Ferrara continua a fare i conti con la sua storica condizione di città padana per eccellenza: umida, poco ventilata e tra le più nebbiose del Paese. Il 96esimo posto nella classifica nazionale del clima non è soltanto una curiosità statistica. È il segnale di una trasformazione più profonda che riguarda l’intera pianura del Nord. E che, negli anni a venire, renderà sempre più centrale la capacità delle città di adattarsi a un clima che cambia. Anche – e soprattutto – sotto la nebbia della pianura. Affascinante, ma persistente.
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