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Andrea costretto a spendere 800 euro al mese per curare il figlio: “Dobbiamo scegliere tra mangiare, pagare le bollette o le terapie. Aiutatemi”

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18.02.2026

Mesola, 18 febbraio 2026 – “Ho un figlio disabile, legge 104 comma 3, diagnosi: grave ritardo psicomotorio. Siamo alla quarta indagine genetica, ma ancora non si sa quale possa essere la causa. L’unica cosa certa è che il bimbo ha continuamente bisogno di terapie dal punto di vista psicomotorio, che dovrebbero essere erogate dal servizio di Neuropsichiatria Infanzia Adolescenza di Codigoro. Lancio un appello alla politica regionale, affinché mi aiutino a dare continuità alle terapie di mio figlio, che vengono erogate con troppa poca frequenza".

“Ho un’uveite”. Ma è altro: trovata la malattia genetica rara

Il padre costretto a spendere 800 euro al mese

È l’accorata richiesta di Andrea Pregnolato, che risiede a Mesola, costretto a spendere 800 euro al mese in terapie di tasca propria per cercare di aiutare il figlio a non peggiorare ulteriormente. "Ci vengono proposti al massimo cicli di 10 incontri in 6 mesi, poi valutazione che richiede altri mesi, e poi, in base alla loro disponibilità, un altro ciclo, in media poco più di una decina di sedute l’anno. A volte ci vengono proposti cicli di fisioterapia, altri di logopedia, alternati, in base alle disponibilità dell’Asl".

Una sfida difficile per la famiglia

Ma per il figlio di Andrea "è completamente insufficiente a garantire il superamento delle numerose sfide che quotidianamente deve affrontare mio figlio, che necessita di assistenza continua o quantomeno a contenere i numerosi problemi dovuti alla sua disabilità. Per garantire una vita dignitosa al piccolo, sono quindi necessari 800 euro di terapie private al mese e che un genitore sia disponibile sempre per lui – prosegue –: tradotto, uno stipendio in meno in casa, oltre al costo delle terapie private". Una sfida ardua per una famiglia normale, che richiede numerosi sacrifici.

“Ho lasciato moglie e figlio a casa da soli per lavorare in trasferta”

"La nostra intera esistenza ruota attorno a nostro figlio, ho dovuto lavorare in trasferta, lasciando moglie e figlio disabile a casa da soli anche per diverse settimane per riuscire a far fronte alle spese sanitarie e di vita e, nonostante tutto, non riusciamo a fornire per tutto l’anno le terapie che occorrono a nostro figlio, dobbiamo scegliere tra mangiare, pagare le bollette, o le terapie. Il servizio sanitario eroga l’assegno di cura, una tantum all’anno in base ai fondi, non garantita, e non si sa di quanto sarà l’importo. Impossibile fare conto su questi soldi – conclude Pregnolato – che non coprirebbero comunque le esigenze del piccolo e a programmare le terapie".


© il Resto del Carlino