Il miraggio delle visite: "Basta mandare un’email. E il posto salta fuori"
Due visite specialistiche in una immagine di archivio
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Pesaro, 22 aprile 2026 – Prima il posto non c’era. Poi ce n’erano addirittura due. Uno a Pesaro dopo una settimana, l’altro a Fano dopo un mese e mezzo. A raccontare il prodigio dell’apparizione e moltiplicazione degli appuntamenti nelle agende del Cup, è Roberto Iacomucci (nessuna parentela con chi scrive), 68 anni, pensionato residente a Urbino.
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Iacomucci, avanti, come ha fatto?
"Nessun miracolo. Ho fatto solo applicare la legge".
"No, la legge è semplice, basta solo conoscerla a farla applicare".
Allora partiamo dall’inizio.
"Io dopo i 50 anni ho cominciato a sottopormi a controlli periodici, ogni 5 anni, come per altro consigliano i medici. Quest’anno erano 7 anni dall’ultima colonscopia, così a fine novembre ho chiamato il Cup"
"Che le liste erano chiuse. E che la mia richiesta sarebbe stata presa in carico. Io, non avendo urgenza, ho aspettato. La mia ricetta aveva priorità D, quindi entro 60 giorni. Ma il 20 gennaio, quando stavano per scadere i giorni – il limite era il 28 gennaio – ho scritto all’Ast per far valere i miei diritti".
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"Che venisse individuata una struttura in grado di offrire la prestazione entro i tempi indicati nell’ambito territoriale dell’Ast e, qualora non avessero trovato disponibilità entro la classe di priorità indicata nell’impegnativa, che fosse garantita la prestazione in regime di solvenza, come previsto dal Decreto legislativo 124/1998 e dalle delibere regionali di recepimento del Pngla (Piano nazionale di governo delle liste di attesa), con il pagamento unicamente del ticket".
"Sì, mi hanno detto che i 60 giorni non erano ancora scaduti. Ma comunque, entro 30 giorni, avrebbero dovuto comunicarmi almeno una data per l’appuntamento, da fissare entro il sessantesimo giorno. Invece nulla".
"Mi hanno chiamato dall’Ast, dicendo che avrebbero cercato di trovare una soluzione per le vie brevi. Ma a quel punto sono io che ho rifiutato. A me interessava il rispetto della legge, non un semplice ’accomodamento’ tra noi. Sennò le cose non cambiano mai".
Questo le fa onore, però resta il fatto che lei l’esame continuava a non averlo.
"In realtà qualche giorno dopo sono stato nuovamente contattato dall’Ast, che mi ha comunicato non una ma addirittura due opzioni"
"Fatelo tutti: non potranno ignorare il problema"
"Il primo il 7 febbraio all’ospedale di Pesaro, il secondo il 30 marzo all’ospedale di Fano. Io ho scelto Pesaro, sono andato in ospedale, ho fatto il mio esame e ho pagato il ticket: 36 euro e 20".
"Sì. E dovrebbero esserlo tutti. Perché è un sistema che va corretto. Il malcostume inizia quando ti dicono che ’le agende sono chiuse’. Già quello non possono farlo. In base alla legge 266/2005 (Finanziaria 2006, articolo 1 comma 282) la chiusura delle agende di prenotazione è vietata. Il cittadino può chiedere persino l’accesso ai registri pubblici delle prenotazioni. Perché l’appuntamento, comunque, te lo devono dare. Non possono dire che le liste sono chiuse".
Invece c’è la presa in carico.
"Ma quello è un escamotage. Il meccanismo della ’presa in carico’ permette loro di dire che la richiesta è stata evasa. Ma quante volte, poi, non richiama nessuno? Ecco perché con l’associazione ’Urbino Salute’, di cui sono cofondatore, abbiamo deciso di diffondere queste indicazioni. In maniera massiva".
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