Rinasce San Nicolò, un nuovo rione in centro nella chiesa sconsacrata. “Sfida in uno spazio abbandonato per 30 anni”
Un luogo culturale ibrido, valicabile da 199 persone alla volta, chiesa (ora sconsacrata) già dal XII secolo
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Bologna, 22 aprile 2026 – Nella visione dei quattro soci di Terracielo srl. sarà come la piazza che San Felice non ha, uno spazio aperto e percorribile che si inserisce nel contesto urbano, anche se si entra da un portone che sa di storia. Ecco che oggi alle 22, il Rione San Nicolò in via San Felice 39/41 – finora accessibile esclusivamente durante le serate di Arte Fiera lo scorso febbraio – si apre alla cittadinanza, per percorrere coi bolognesi un cammino di arte, musica e incontri ben calibrati che non si interromperà nemmeno ad agosto.
La storia della chiesa ora sconsacrata
La natura ancestrale di questo luogo culturale ibrido, valicabile da 199 persone alla volta, è quella di essere stata una chiesa già dal XII secolo, poi riedificata nel 1570 dall’architetto Pietro Fiorini, lo stesso che ridisegnò San Barbaziano e tante altre chiese bolognesi e durante la seconda guerra mondiale fu bombardata: una ferita ancora visibile, visto che il tetto non c’è.
Si trovava in un crocevia della città, quello della Dogana detto ’pentagono’ ed è proprio quella natura di incontri e relazioni che i proprietari vogliono riportare in auge.
Spazio a presentazioni di libri e piccoli concerti
Anche perché, senza una visione un po’ romantica, unita certamente alla razionalità dei conti, come si potrebbe intravedere in un "rudere" uno spazio dove fare yoga, portare presentazioni di libri (collaborazioni con Coconino, Fandango Libri e Becco Giallo), di case di moda indipendenti, piccoli concerti, dj set, stand up comedy, videomapping, incontri di arte floreale? Il 22 maggio arriverà anche Peppe Servillo a leggere Marcovaldo.
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Bar, osteria per aperitivi e cene
La rigenerazione urbana mette sempre alla prova e pone la città di fronte a delle scelte, ovvero se andare verso progetti molto commerciali o lavorare sulla socialità nel centro di Bologna che deve ritrovare un suo lato un po’ naif. Certo, anche qui ci saranno due bar Mediterraneo e Sentimi, e molto presto, a fine maggio, anche un’osteria. Si fanno gli aperitivi e si cena.
Ma qualcosa in particolare, avrà certamente convinto il Tribunale di Bologna ad aggiudicare alla cordata di Renato Lideo tre anni fa per 650mila euro, questa chiesa sconsacrata, e non alle altre sei realtà che si erano fatte avanti.
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La rinascita dopo un progetto fallito e l’asta
Qui, nel dopoguerra, si allenò la Fortitudo per una ventina di anni e nell’abside trovò posto l’estetica Mirella. Poi il tetto, che durante la guerra subì dei danni, fu abbattuto per cedimento. Ma è ancora stato possibile, per qualcuno, vederci un futuro.
"È stata una sfida – racconta Maurizio Cecconi, uno dei soci – perché questo spazio per trent’anni è stato abbandonato, poi la Curia lo vendette all’inizio del Duemila a un imprenditore che però non riuscì a realizzare il suo progetto, visti i lunghi tempi della Soprintendenza. Alla fine l’ex chiesa è andata all’asta".
E continua Renato Lideo: "Fino a ora il nostro lavoro è stato quello di mettere in sicurezza la struttura e attendiamo invece il titolo edilizio e la deroga Unesco, per iniziare la ristrutturazione". Ma, verrebbe da pensare, è proprio questa fatiscenza a regola d’arte il suo bello. Con vecchie vetrate usate come porte, legno riciclato ovunque, seggiole e tavoli d’antan in blu elettrico, quella soave patina che piace sempre tanto. E quell’intelaiatura in acciaio che domina l’ambiente, a cielo aperto.
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