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Spari contro officina a Reggio Emilia, ma era un tiro a segno improvvisato

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17.04.2026

I carabinieri hanno svolto le indagini

Reggio Emilia, 17 aprile 2026 - Si temeva un grave atto intimidatorio, che però non sembrava collegabile a nessuna pista logica. Si era ipotizzato un avvertimento in stile malavitoso contro un’officina di Reggio Emilia, ma in realtà la presenza di fori nel vetro del portone d’ingresso e i resti di metallo sul marciapiede erano sì un segno di spari, ma alla fine ricondotti alla sconsiderata condotta di un individuo che aveva deciso di trasformare un’area privata in un tiro a segno “clandestino”. L’uomo avrebbe allestito una specie di poligono di tiro artigianale. Utilizzando bersagli di fortuna e una carabina ad aria compressa, si era dedicato a lunghe sessioni di allenamento balistico. Peccato, però, che la sua mira – o forse la barriera protettiva – fosse decisamente carente: i proiettili, mancando i bersagli, finivano per colpire ripetutamente una carrozzeria vicina, distante circa cento metri, arrivando anche alla segnaletica stradale circostante. La scoperta è stata fatta dai carabinieri del nucleo operativo, intervenuti dopo la segnalazione di alcuni cittadini preoccupati. Dopo aver analizzato le traiettorie e i resti dei pallini rinvenuti davanti all'ingresso dell'officina, i militari sono risaliti al magazzino-poligono, ponendo fine al pericoloso "hobby" dell'uomo. Con l’accusa di accensioni ed esplosioni pericolose e danneggiamento, i militari hanno denunciato un uomo di 56 anni, residente in città e titolare di licenza di porto di fucile per il tiro a volo. I fatti risalgono a inizio aprile. Grazie all’analisi dei sistemi di videosorveglianza della zona si è ricostruita la dinamica degli eventi. Si poteva vedere un uomo che, dopo aver posizionato alcuni bersagli (cartoni e pannelli in legno) in direzione della pubblica via, rientrava in un magazzino situato a circa 100 metri di distanza. Pochi istanti dopo le immagini confermavano l'esplosione di diversi colpi, seguiti dal soggetto che tornava in strada per verificare i punti di impatto e i fori prodotti sui bersagli improvvisati. L'identificazione è avvenuta grazie all'analisi dei veicoli utilizzati dall’uomo, ripresi dalle telecamere durante i suoi spostamenti. 

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