menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Lancia un martello e colpisce un collega, licenziato e reintegrato dal giudice

22 0
03.04.2026

Non è possibile stabilire che fu un'aggressione contro un collega: per questo l'operaio è stato reintegrato dal giudice

Articolo: Licenziata perché gioca a padel in malattia col dito rotto, il giudice a sorpresa: “Provvedimento sproporzionato e illegittimo”

Articolo: Nuovo Grand Tour Italia: 4 licenziamenti

Articolo: Licenziamento dell’ex primario : "L’Ast ha agito correttamente"

Macerata, 3 aprile 2026 – Era stato licenziato dopo aver lanciato un attrezzo contro un collega, ma il giudice ribalta tutto e stabilisce il suo reintegro e fino a 12 mensilità di risarcimento. Secondo il tribunale le prove alla base del licenziamento sarebbero state fragili. Così il lavoratore è tornato al suo posto e ora l’azienda deve pagare.

Il lancio del martello: cosa è successo

È una storia che parte da un gesto di rabbia. Siamo a marzo del 2024 a Montecosaro, in un magazzino dove si movimentano tubi di ferro pesanti oltre quattro quintali. Il clima è teso e il lavoro corre veloce. Secondo l’azienda, un operaio avrebbe perso il controllo e avrebbe lanciato un attrezzo contro un collega: un gesto troppo violento per chiudere un occhio. E quindi era scattata la giusta causa per il licenziamento, fuori subito.

Licenziata perché gioca a padel in malattia col dito rotto, il giudice a sorpresa: “Provvedimento sproporzionato e illegittimo”

L’udienza in tribunale contro il licenziamento

Ma davanti al giudice il quadro è cambiato. E parecchio. Il lavoratore infatti ha raccontato una scena diversa: un carico di ferro arrivato senza essere messo in sicurezza, il rischio concreto di incidente, il rimprovero, poi l’offesa ricevuta. E infine quel gesto impulsivo, ma secondo lui diretto verso terra. Un colpo di stizza, non un attacco contro un collega. In più, sulle spalle, aveva anche una preoccupazione personale: pochi giorni prima aveva scoperto di dover affrontare un intervento chirurgico per una patologia seria.

Sfogo di rabbia o aggressione?

La differenza sarebbe stata tutta lì: volontà di colpire l’altro operaio o uno sfogo di rabbia finito male? In aula, nessuno riesce a chiudere il cerchio. L’unico testimone oculare ha cambiato versione più volte: prima ha confermato l’accusa, poi si è corretto, poi ha ammesso di non aver visto bene perché la visuale era coperta. L’altro collega è arrivato dopo, quando ormai il danno era fatto.

Cosa ha stabilito il giudice: reintegro e risarcimento

Secondo il tribunale dunque non è possibile stabilire se l’attrezzo sia stato lanciato contro il collega o se lo abbia colpito dopo un rimbalzo a terra. E questo dettaglio impedisce di accertare se ci sia stata intenzionalità nell’aggressione oppure no. Anche il fatto che il colpo ci sia stato non basta a ritenere corretto il licenziamento. Perché senza la prova dell’intenzione, quel gesto può restare un incidente, non una condotta così grave da consentire di spezzare il rapporto di lavoro.

E qui arriva la stangata per l’azienda. La sentenza parla infatti di licenziamento annullato, reintegro immediato e risarcimento fino a dodici mensilità, oltre ai contributi per il dipendente che era stato allontanato. E ci sono pure le spese legali da pagare.

© Riproduzione riservata


© il Resto del Carlino