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Reagiscono dopo la denuncia del figlio: ora le scuse

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03.03.2026

Il coltello utilizzato per il ferimento, sequestrato dai carabinieri

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Verso le 15 di sabato i carabinieri erano andati a casa loro, nel comprensorio faentino, per una perquisizione domiciliare perché il figlio 16enne verso le 8 di quella stessa giornata sul bus per Riolo Terme carico di studenti, aveva accoltellato a una coscia un 19enne (prognosi di 25 giorni) per possibili screzi anche riferibili all’uso di stupefacenti. I due genitori - entrambi ultracinquantenni, lei incensurata, lui con precedenti di polizia - avevano però reagito ferendo due militari (prognosi di due e quattro giorni) e venendo perciò arrestati. Per entrambi, difesi dall’avvocato Vassilia Casselli, ieri mattina davanti al giudice Cristiano Coiro e al viceprocuratore onorario Simona Bandini, è arrivata la convalida dell’arresto eseguito per resistenza e lesioni aggravate. Sono poi entrambi tornati liberi in attesa del processo fissato per metà aprile. In aula i due in buona sostanza hanno chiesto scusa.

Secondo quanto ricostruito dai militari coordinati dal pm Lucrezia Ciriello, i carabinieri erano arrivati all’abitazione dei due per dare corso a una perquisizione antidroga, poi risultata negativa. Ma già dalle prime battute gli animi erano apparsi oltremodo esacerbati. L’uomo aveva esordito inveendo contro i militari e sostenendo che, senza un mandato, non sarebbero potuti entrare là dentro. Quindi si era piazzato davanti alla porta di ingresso e l’aveva chiusa dietro di sé.

Inutile il successivo tentativo di riportare la calma perché l’uomo - sempre secondo l’accusa - si era avvicinato faccia a faccia a un brigadiere per dirgli: "Con me ti diverti poco". Tempo 10 minuti ed era arrivata la moglie la quale, subito dopo avere parcheggiato l’auto, era scesa urlando: "Che c... state facendo, fuori da casa mia". Quindi pure lei aveva strattonato il brigadiere sostenendo che senza mandato, nessuno sarebbe potuto entrare dentro casa. Inutile spiegare la ragione della presenza dell’Arma lì. Il marito aveva ulteriormente attizzato il fuoco: "Non ho paura di te - aveva detto a un militare - e della tua divisa".

A quel punto la moglie aveva assestato una spinta a un vicebrigadiere. E alla fine si era ritrovata ammanettata. Il consorte allora aveva sollevato da terra due mattoni impugnandoli contro i carabinieri e minacciando di colpirli: li aveva posati solo quando due militari avevano estratto lo spray al peperoncino. Il pm da ultimo aveva disposto che venissero trattenuti entrambi in una cella di sicurezza del comando dell’Arma a Faenza in attesa di comparire, ieri mattina, in tribunale a Ravenna.

In quanto al 16enne, già denunciato diverse volte in passato, è stato affidato a una comunità come disposto dalla procura dei Minorenni di Bologna. Deve rispondere di lesioni personali aggravate, minaccia e porto ingiustificato di coltello, una lama da cucina recuperata in un cassonetto.

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