I frati battono cassa: “O comprate il convento o ve ne andate”
Due visioni del complesso di San Nicolò a Carpegna, costruito grazie alla generosità dei conti di Carpegna e dei cittadini
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Carpegna (Pesaro Urbino), 21 aprile 2026 – “Comprate il convento o lasciatelo per sempre”: sembra essere questo l’aut aut imposto alla comunità di Carpegna dai frati proprietari del Convento di San Nicolò, al centro del paese. Dell’edificio non fanno parte soltanto chiesa, canonica e oratorio ma è nel nel suo insieme luogo di socialità e comunità per i carpegnoli. Se prima erano i monaci dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali a guidare il convento, ora è la Diocesi di San Marino - Montefeltro grazie all’opera dei sacerdoti e, nello specifico, da un paio d’anni di don Marco Scandello.
I cittadini stanno rivitalizzando le attività parrocchiali
Attorno a lui si sono raccolti cittadini che stanno rivitalizzando le attività parrocchiali con particolare attenzione alla crescita dei più piccoli impegnati nell’oratorio e nel catechismo. Il convento è stato affidato dai frati alla Diocesi con un contratto di comodato d’uso gratuito, che ha permesso che don Marco vivesse nell’appartamento della parrocchia e che si potessero utilizzare almeno in parte alcuni spazi del convento.
Storie uguali si ripetono in tutta Italia
Fin qui nulla di strano, storie uguali si ripetono in tutta Italia e sono fisiologiche in un paese dove le vocazioni sono in crisi. “Poi accade qualcosa che definirei poco cristiano – spiega Mirco Ruggeri, sindaco di Carpegna –: l’Ordine dei Frati Minori Conventuali, che hanno fatto il voto di povertà, chiedono alla Diocesi, e quindi alla comunità cristiana del paese, di acquistare l’immobile per utilizzare il convento e gli spazi indispensabili per le attività cristiane e sociali di Carpegna, al costo di 400mila euro. Premetto che il convento è loro proprietà e hanno ogni diritto per avanzare questa proposta, nessuno glielo può contestare. Gli si può invece contestare di pretendere una somma assurda per un convento che in alcune parti cade a pezzi e che, se non riqualificato e ristrutturato, non può nemmeno essere fruito in sicurezza. Gli si può contestare anche di pretendere 400mila euro per restituire il convento alla comunità di Carpegna quando è proprio la comunità di Carpegna che lo ha realizzato, nel 1600, grazie alla generosità del conte Orazio di Carpegna che ha donato non solo il terreno ma anche “multa pecunia“, come scrivevano gli storici dell’epoca”.
Il convento è sempre stato legato a doppio filo con Carpegna
Il convento, dunque, è sempre stato legato a doppio filo con Carpegna e la sua comunità: “Con altre donazioni e mendicenze di diverse famiglie di Carpegna – continua il sindaco – furono comprate le travi, gli altari e le campane. Grazie all’opera manuale prestata dai carpegnoli furono erette le mura, tutti i legnami per il tetto furono dati dalla gente del paese e il convento e la chiesa presero forma. Anche tutte le opere d’arte, i dipinti, gli altari presenti all’interno della chiesa sono state regalati da generosi donatori. In questa vicenda non è in gioco soltanto un immobile, ma un pezzo di memoria collettiva, di infanzia, di fede condivisa. Se quelle porte dovessero chiudersi, non sarebbe solo un convento a spegnersi, ma una parte dell’anima del paese di Carpegna. Spero che i frati tornino sui loro passi”.
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