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Quegli anni davvero Beli. "Jordan, Kobe, il titolo Nba. Quanti momenti incredibili. Unico rimpianto, l’azzurro”

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10.03.2026

Marco Belinelli ha appena conquistato il titolo Nba con la maglia degli Spurs e partecipa con i compagni alla sfilata per le vie della città

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Bologna, 10 marzo 2026 – Oggi la prima del suo film a Bologna. Tra poco più di due settimane (il 25 marzo) compirà 40 anni. E domenica è stato il quarto compleanno della primogenita, Nina Sophie. Non ci si annoia mai, in casa Belinelli.

Marco, partiamo dal film.

A lei, che è il soggetto nonché l’attore principale?

"A me è piaciuto, ma sono di parte".

Un docu-film, però, che non è fine a se stesso. Esatto?

"Proprio così. Siamo partiti dalla mia storia, dalla carriera per un messaggio".

Diretto soprattutto ai giovani.

"Beh, è chiaro. Il futuro del mondo sono loro".

Torniamo al progetto.

"Volevamo, vorremmo lasciare un segno. Ci sono tante valori sani dai quali ripartire".

Dovesse condensare il messaggio in poche parole?

"Comincerei dicendo alle ragazze e ai ragazzi di avere pazienza. Di credere e avere la capacità di sognare. E inseguire i sogni, con perseveranza. Lavorando, si possono raggiungere".

"Per me è stato facile".

"No, averli. Mi rivedo bambino, le videocassette Nba, con Michael Jordan, Kobe Bryant".

Che lei ha conosciuto e, nel caso di Kobe, affrontato.

Più facile affrontare Kobe o un giorno spiegare a Nina Sophie e Deva Vittoria cosa sia una videocassetta?

"Effettivamente (ride, ndr), il mondo è cambiato così velocemente che non sarà facile trovare le parole. Quando sarà il momento per capire cos’è una videocassetta o un lettore Vhs spero di trovare il modo".

"Rivedermi è stata un’emozione. Tanti momenti memorabili".

Dovesse sceglierne uno?

"Mica facile. Anzi, impossibile. Di volta in volta l’asticella dei sogni si è alzata".

Proviamo a metterli insieme.

"Che volessi fare il giocatore, era chiaro da quando ero bambino. Però, poi, ci sono stati tanti passaggi. L’esordio in serie A e diventare un professionista. Poi lo scudetto, il draft, la Nba. E ancora la vittoria nella gara del tiro da tre all’All Star Game, il titolo Nba con San Antonio".

"Vero, ma sai una cosa?".

"Sul momento, quando li ho raggiunti e toccati, mi sono emozionato. Magari ho pianto di gioia".

"Metterli in fila, uno dopo l’altro, mi ha regalato maggiore consapevolezza. E’ stato bello".

Scudetti, con Fortitudo e Fortitudo, il titolo Nba, l’incontro con Obama, quello con Papa Francesco. Direttore (per un giorno) al Carlino: cosa manca?

"Non lo so. Se mi guardo indietro, però, un rimpianto c’è".

La maglia azzurra. Lei non si è mai tirato indietro.

"Lo so, ma non ho vinto nulla con quei colori. Quando rappresentavo un’intera nazione".

Kobe, durante uno dei vostri incontri, le parlò di cosa significhi un’esperienza olimpica.

"Il rimpianto più grosso. Mi torna in mente la sconfitta a Torino, nel 2016, con la Croazia. In palio c’era il pass per i Giochi di Rio. Niente da fare".

Ha fatto di tutto, anche l’attore ora. E da grande che farà?

"Tra un po’ farò 40 anni. Credo di essere già grande. Sono onorato di lavorare per Sky, di essere, grazie al presidente Zanetti, ambassador della Virtus. Poi c’è la mia famiglia".

Cosa è rimasto del Cinno di Sangio?

"Sono ancora un cinno. Anche se ho la barba e magari qualche capello bianco".

A San Giovanni andava in palestra in bicicletta: se Nina o Deva le chiedessero di fare lo stesso?

"A San Giovanni era semplice. La palestra era davanti a casa. Quando sarà il momento, Martina e io aiuteremo Nina e Deva ad affrontare lo sport che vorranno praticare".

Vincere adesso, con la Nazionale, se le affidassero un ruolo da dirigente?

"Le porte dell’Italia sono sempre aperte. Ho un ottimo rapporto con il presidente Petrucci, il ct Banchi e Gigi Datome. Vincere da giocatore avrebbe avuto un sapore diverso. Ma se l’Italia torna al top, sono contento".

In giro vede un nuovo Beli?

"Spero ci sia. Ci sono tanti ragazzi interessanti. In Virtus, in prima squadra, si è affacciato ormai dallo scorso anno Matteo Accorsi. Ci sono Saliou Niang e Francesco Ferrari. Bisogna avere pazienza e dar loro la possibilità di lottare".

Concentriamoci su San Giovanni.

Il più grande tiratore espresso da Sangio è lei o Maurizio Ragazzi?

"Riccio ha segnato più punti del sottoscritto in serie A. Ma non sono io a dover scegliere…".

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