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Un padre denuncia sua moglie: “Ha portato nostra figlia in Tunisia”

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31.03.2026

L’avvocato Gianluigi Lembo assiste il 47enne padre tunisino che ha denunciato la moglie per sottrazione di minore

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Reggio Emilia, 31 marzo 2026 –  “Sono molto preoccupato per la mia bambina. Lei ha 6 anni e mezzo e frequenta la prima elementare a Reggio. Dal 7 dicembre 2025, salvo il 7 gennaio, non è più andata a scuola perché trattenuta prima e portata poi via dalla madre in Tunisia”. Sono le parole messe nero su bianco da un uomo di 47 anni, di origine tunisina, sposato con una connazionale 44enne dal 2018. La coppia è convolata a nozze nel Paese natale, poi la donna lo ha raggiunto in Italia e il matrimonio è stato registrato in Comune. L’uomo fa fatto la guardia giurata a Fidenza (Parma) e poi l’operaio edile, «ma a causa di questa nuova situazione – ci dice – mi sono dovuto fermare»; la moglie faceva le pulizie.

Il 47enne, assistito dall’avvocato Gianluigi Iembo, ha sporto querela l’11 marzo in Procura per sottrazione consensuale di minore e violazione degli obblighi di assistenza familiare (per il mancato assolvimento dell’obbligo scolastico): «Chiedo che le autorità mi aiutino – scrive – e che i responsabili siano puniti». Il marito riassume così la vicenda: «Il 7 dicembre 2025, dopo una lite verbale, mia moglie ha abbandonato l’appartamento, portando con sé nostra figlia. Insieme alle due valigie che aveva con sé al momento dell’uscita da casa, si è presa anche i passaporti e i documenti della minore».

"Mia moglie si è rivolta a una struttura antiviolenza ma io non l’ho mai picchiata”

L’uomo fa mettere a verbale: «Non ho mai usato violenza verso mia moglie e tantomeno verso mia figlia». Emerge un altro aspetto, sempre esplicitato dal 47enne, cioè il fatto che lei si sia rivolta a una struttura antiviolenza: «Mia moglie, sentita telefonicamente, ha soggiornato per venti giorni alla Casa delle donne». Con lei, precisa, «ho avuto comunicazioni sino al 20 febbraio». Da noi interpellato, l’uomo spiega così il motivo del diverbio: «Lei fumava in casa e io non volevo». C’è stato un ulteriore sviluppo il 7 gennaio: «Quel giorno mia moglie mi ha telefonato dicendo che sua madre era morta. Mi ha chiesto di pagare un biglietto aereo per la Tunisia per andare al funerale e mi ha preannunciato che sarebbe rimasta lì una settimana con nostra figlia. In quest’occasione sono stato contattato dagli assistenti sociali che erano presenti telefonicamente alla chiamata che mi fece mia moglie sul permesso di portare nostra figlia in Tunisia per i funerali».

L’uomo ha allegato alla querela i due biglietti aerei della moglie e della figlia

L’uomo ha allegato alla querela i due biglietti aerei della moglie e della figlia, datati 7 gennaio, con partenza da Bologna alle 20.20 e arrivo a Tunisi in serata. Nel frattempo si è mossa la scuola elementare in città, che ha notato le assenze della bambina: «Il 12 febbraio sono andato all’istituto frequentato da mia figlia: mi hanno detto che avevano provato più volte a contattare mia moglie perché la bambina dal 7 dicembre, salvo il 7 gennaio, non si è più presentata a scuola». Due giorni dopo, il 14 febbraio, il padre scrive di aver ricevuto una comunicazione dall’istituto in cui si chiedevano le motivazioni della sua assenza.

Il genitore si è mobilitato volando all’estero

Il genitore si è mobilitato volando all’estero: «Non avendo più informazioni da mia moglie su nostra figlia, e non sapendo cosa rispondere alla scuola, sono andato in Tunisia, per cercarla e provare a risolvere la situazione con mia moglie, per persuaderla a far tornare nostra figlia a scuola. Sono rimasto là sino all’8 marzo. Soltanto il 20 febbraio ho incontrato mia moglie, che alloggiava a casa della sorella con nostra figlia». Il genitore ci dice di aver rivisto la bambina. «In quell’occasione mia moglie mi ha detto che non avrei mai più rivisto mia figlia e che si sarebbe trasferita in Francia a Marsiglia. Ha detto che non avrebbe riportato a scuola la bambina perché, a suo dire, si sarebbe dovuta riposare in Tunisia. Da allora mia moglie non risponde più neanche al telefono».

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