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Il commento/ Il mito infranto, le risposte da dare

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02.01.2026

Non minimizzare e fare chiarezza. Non nascondersi dietro l’aplomb svizzero e dimostrarsi all’altezza della drammaticità di quel che è accaduto. Dopo la tragedia, è il momento delle risposte. Affrontando eventuali carenze di sicurezza - e ce ne sono state: una sola via di fuga dal locale di Crans Montana una porta di uscita piccola rispetto al numero dei ragazzi presenti - con un coraggio della verità che se ne deve infischiare dell’immagine della Svizzera felice, dell’auto-protezione, della tutela del buon nome di una eccellenza nazionale e ogni eccellenza è presunta fino al momento della prova della realtà. Stavolta, la realtà racconta di una serie di inefficienze di base a cui non devono aggiungersi posizioni di comodo nella ricostruzione dei fatti o tentativi di relativizzare il dramma o, peggio, atteggiamenti istituzionali e da parte delle forze dell’ordine di rendere meno tremendo ciò che è avvenuto. Proteggere un modello - l’eccellenza elvetica - a scapito delle esigenze di verità rappresenterebbe una tutela che può risultare, se non offensiva per gli altri, poco consona a una situazione che richiede il massimo della chiarezza, il massimo della responsabilità e il massimo della competenza e dell’impegno per inquadrare nella giusta luce, proprio perché le ombre sono tante, un caso grave di deficit di attenzione e di prevenzione. Non serve ragionare sull’immagine di un Paese che ci tiene legittimamente alla propria proverbiale fama di inappuntabilità. Occorre ragionare sui fatti, sulle loro cause e sull’impegno affinché ciò che è accaduto non accada più e perché ciò che è........

© Il Messaggero