L'editoriale/ Con Warsh ricreazione finita per l’Europa
I mercati di tutto il mondo hanno tirato un sospiro di sollievo alla notizia della designazione di Kevin Warsh come prossimo presidente della FED, la Banca centrale americana. Il prezzo dell’oro e degli altri beni-rifugio ne è uscito ridimensionato e le Borse, all’apertura dopo il weekend, hanno festeggiato la buona notizia. Warsh, che certamente appartiene al “cerchio magico” del Presidente Trump, è personaggio stimato per il suo curriculum professionale e nelle istituzioni bancarie statunitensi. Anche se non appartiene al mainsteam degli economisti “liberal”, ha avuto occasione di esprimersi a favore di un governo della moneta orientato ad un sistema di tassi di interesse prudente e non troppo incline alla moneta facile. Il motivo principale del generale consenso che ha accompagnato la sua scelta dipende dalla circostanza che la generalità dei commentatori ritengono – o almeno sperano - che la sua forte caratterizzazione professionale lo renda in grado di resistere alle pressioni della politica, che pretende di proseguire rapidamente nella via di una costante riduzione dei tassi.
Non solo. Non manca chi ritiene che il mondo imprenditoriale americano, e specialmente le più importanti aziende finanziarie e tecnologiche, siano i fautori di questa scelta, finalizzata a non........
