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L’attacco all’Iran spacca gli industriali del Nord Est: tra speranze di democrazia e spettro del caro-greggio

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01.03.2026

Prudenza. Cautela. Massima attenzione all’evolversi della situazione. Il mondo confindustriale del Nord Est abbozza qualche prima valutazione dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran e la conseguente reazione di Teheran. Scambi commerciali tra Veneto e Friuli Venezia Giulia con il grande Paese asiatico, di fatto, sono ridotti al lumicino, visto che il regime degli Ayatollah è da tempo sotto sanzioni. Però la crisi potrebbe innescare una nuova fiammata dei prezzi del petrolio e del gas e, forse, intaccare i rapporti economici con gli altri Paesi del golfo. Solo ipotesi, al momento, dato che una fotografia più chiara di quanto sta accadendo in queste ore, si avrà a bocce ferme.

Il presidente di Confindustria Alto Adriatico (comprende Trieste, Gorizia e Pordenone) Michelangelo Agrusti vede in questo caso il bicchiere mezzo pieno. «Premetto che in frangenti del genere - osserva Agrusti - geopolitica ed economia sono strettamente legate. Ma credo che, tra le tante cose sbagliate che ha fatto Trump nel suo primo anno di presidenza, questa cosa qui è un fatto che, se avrà successo, potrà cambiare il corso delle relazioni internazionali. L’Iran attuale, a mio avviso, è una minaccia per tanti Paesi del Golfo, controlla lo stretto di Hormuz e quindi il passaggio delle navi per quel punto nevralgico. Ma la sconfitta degli alleati dell’Iran, come gli Houthi dello Yemen o Hezbollah in Libano, è di........

© Il Mattino di Padova