Investe ventimila euro in critpovalute attirato dai guadagni facili, ma era tutto finto: come funziona la truffa che parte da WhatsApp
La vittima aveva versato oltre ventimila euro
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Voghera (Pavia), 15 febbraio 2026 – Oltre 20mila euro investiti in criptovalute. Ma era una truffa, denunciata da un 36enne di Voghera al locale Commissariato di polizia. E le indagini sono risalite a 10 presunti responsabili, o prestanome, che al termine degli accertamenti sono stati deferiti, in stato di libertà.
La vittima agganciata su WhatsApp
La vittima era stata agganciata su WhatsApp da un'utenza con prefisso internazionale, con la trappola iniziata con la richiesta di semplici 'like' a foto aziendali in cambio di piccoli compensi: un modo per conquistare la fiducia. La truffa è proseguita su Telegram, dove sotto la guida di falsi tutor, invogliato da presunte opportunità di guadagno ben superiori, il 36enne vogherese è stato convinto a iscriversi su una piattaforma di trading, risultata poi fittizia, chiamata "Exprivia": tra il gennaio e il febbraio dello scorso anno ha effettuato 11 bonifici bancari, per un totale superiore ai 20mila euro, tutti richiesti di importi bassi, per evitare i controlli antiriciclaggio degli istituti di credito e alimentare l'illusione di un investimento modesto e sicuro.
In effetti la cifra del capitale cresceva notevolmente, ma sulla finta piattaforma, quindi solo apparentemente, senza poter prelevare mai nulla. Seppur tardivamente, la vittima ha capito di essere stata raggirata e ha sporto denuncia alla polizia, fornendo tutti i riferimenti utilizzati da chi lo aveva truffato. Nonostante i tentativi di nascondere l'identità dietro l'anonimato dei social e dei prefissi internazionali, gli agenti del Commissariato di Voghera sono riusciti a ricostruire l'intera filiera del denaro.
L’indagine attraverso l’analisi dei flussi bancari
E attraverso l'analisi dei flussi bancari e l'esecuzione di decreti di esibizione presso diverse banche, gli investigatori hanno ottenuto i dati contrattuali degli undici iban dei beneficiari dei bonifici, con i documenti d'identità forniti in fase di apertura dei conti. Un'analisi complessa ma che ha portato all'identificazione di 10 persone, residenti in diverse località d'Italia, che facevano da terminali per la raccolta del denaro truffato. E sono stati quindi denunciati all'autorità giudiziaria per il loro ruolo di prestanome o beneficiari finali dei soldi raggirati.
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