A Bormio tornano i Pasquali, capolavori segreti della tradizione alpina: grande festa domenica 5 aprile
Bormio, i Pasquali (Foto Luca Pedrana)
Bormio (sondrio), 14 marzo 2026 – E' una delle tradizioni più sentite dalla comunità che da oltre 400 anni unisce fede, artigianato, creatività, identità popolare e coinvolge tutto il paese per un anno intero. Sono i Pasquali di Bormio, nel cuore dell'Alta Valtellina, un appuntamento che, come dice il nome, si rinnova ogni anno nel giorno di Pasqua.
Per settimane bambini, giovani e anziani lavorano insieme per preparare le loro portantine allegoriche a significato religioso, vere opere di falegnameria e ingegneria, in attesa della mattina di Pasqua che quest'anno si celebra domenica 5 aprile: dalle prime ore del giorno, i partecipanti sfilano per le vie del centro storico portando a spalla le portantine, rigorosamente in costume tipico e accompagnati dai loro animali, donne, bambini e anziani, trasformando il paese in un grande racconto collettivo fatto di tradizione, folklore e appartenenza.
Un rito che si rinnova da secoli
I Pasquali sono antiche portantine a tema religioso, autentici capolavori artigianali vengono realizzati durante l’inverno dai cinque Reparti (quartieri) del paese: Buglio, Combo, Dossiglio, Dossorovina e Maggiore. Sotto la guida di un capo, gruppi di ragazzi e uomini, chiamati 'pasqualisti' prima progettano e poi costruiscono la propria opera, curandone ogni dettaglio: dall’idea al messaggio religioso, dalla lavorazione artistica alla struttura in legno. I componenti di ogni Reparto si danno appuntamento ogni settimana, a volte anche più di un giorno, per costruire le loro opere. Ovviamente i mesi di preparazione sono accompagnati da grande entusiasmo e dall'assoluto riserbo: nulla può essere svelato prima del giorno della sfilata. C’è in palio un titolo ambito, da sfoggiare con orgoglio per tutto l’anno.
L’origine
La tradizione dei Pasquali, risale con tutta probabilità, ad antichi riti pagani legati alla pastorizia e all’agricoltura di montagna. Già prima dell’avvento del Cristianesimo, in tutta la Valle era diffuso un rito propiziatorio che prevedeva il sacrificio di un agnello, per lasciarsi alle spalle i rigori dell’inverno. La tradizione è stata poi associata al giorno di Pasqua e, nel corso dei secoli, si è passati alla semplice benedizione in chiesa di un agnellino addobbato con nastri e fiori. Le prime testimonianze documentate risalgono al XVII secolo, quando nel giorno di Pasqua esisteva l’obbligo di cucinare un agnello da distribuire in piazza del Kuerc, la piazza centrale. Alla fine del XIX secolo s’introdusse la benedizione dell’agnello vivo e, da qui, nacque la gara tra i Reparti per adornare al meglio il proprio animale. A poco a poco, s’incominciò ad adagiare gli agnellini su delle portantine di muschio addobbate e, da lì, si arrivò ai Pasquali così come oggi vengono celebrati.
Il giorno di Pasqua
Domenica 5 aprile la giornata inizia presto. I costumi tradizionali, preparati e stirati con cura nelle settimane precedenti, devono essere perfetti. Anche cavalli, asinelli e agnellini che partecipano alla sfilata vengono adornati a festa. Alle 10 prende il via la parata: dalla via Al Forte, passando per via San Vitale e via Roma, fino a piazza Cavour/Kuerc, nel cuore del paese. Ad aprire il corteo è la banda, seguita dalle carrozze trainate dai cavalli. Poi, divisi per Reparto, sfilano donne, anziani e bambini con fiori e piccoli manufatti artigianali, precedendo i Pasquali portati a spalla dai ragazzi.
Le portantine, che spesso sono imponenti e complesse opere di falegnameria e ingegneria, richiedono forza e coordinazione. Accanto alle realizzazioni più elaborate, sfilano anche i piccoli Pasquali dei bambini, che li portano orgogliosamente da soli. All’arrivo in piazza del Kuerc, il rintocco della Bajona, l’antica campana delle grandi occasioni posta nella torre dell’orologio, accoglie i partecipanti e dà inizio alla festa, che prosegue per tutta la giornata. Il Pasquale non è soltanto una portantina: è l’atmosfera che avvolge il centro storico, è la condivisione tra generazioni, è il lavoro paziente delle mani che preparano ogni anno fiori e decorazioni. È un’antica usanza contadina, sospesa tra religione e folklore, arrivata intatta fino ai giorni nostri che coinvolge tutta la comunità ed è anche motivo di interesse di molti turisti che arrivano presto al mattino per mettersi 'in prima fila' lungo le strade o nella piazza dove è possibile ammirare i Pasquali
Al termine della sfilata, una giuria valuta i Pasquali premiando il significato religioso, la qualità artigianale e artistica e la fedeltà alla tradizione. Le opere restano esposte in piazza del Kuerc fino al lunedì di Pasquetta alle ore 19.00, offrendo a visitatori e turisti la possibilità di ammirarle da vicino. Si tratta di un'occasione davvero unica per lasciarsi coinvolgere da una tradizione viva.
Scorcio del centro storico Ph. Roby Trab
Bormio dove cultura e sport di incontrano
Nei giorni di Pasqua, oltre alla processione dei Pasquali, Bormio invita a vivere il territorio anche attraverso le tante attività sulla neve, accompagnati da guide esperte: dalle ciaspolate al freeride, ma è anche possibile avvicinarsi allo sci alpinismo e all’arrampicata su ghiaccio. Non manca ovviamente lo sci alpino, che continua con ottime condizioni nevose. Un’occasione per scoprire la montagna in tutte le sue sfaccettature, tra sport, natura e panorami spettacolari.
Ci sono anche proposte culturali: fino al 14 aprile, dal lunedì alla domenica, è possibile visitare la mostra “Espressione plastica universale” dell’artista valtellinese Michele Toniatti, allestita presso il Museo Civico di Bormio.
Interessante anche la visita guidata del centro storico alla scoperta degli angoli più suggestivi della città, tra cortili nascosti e splendidi affreschi che raccontano secoli di storia. Un invito a prolungare l’esperienza della Pasqua a Bormio e a scoprire una destinazione capace di unire tradizione, cultura e avventura nel cuore delle Alpi.
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