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Crema, il padre del ragazzo ucciso: “Con i coltelli erano in tre. Gli dicevano: sei una spia”

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12.04.2026

Ayman Salama domani andrà a fare i documenti per portare il figlio Hamza in Egitto

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Crema (Cremona) – Dolore sconfinato ma anche compostezza difficilmente riscontrabile in chi ha avuto un figlio ammazzato in strada. Ayman Salama vuole raccontare cosa è successo la sera in cui ha perso il figlio Hamza. Con una convinzione: c’è qualcuno dietro al ragazzo che lo ha ucciso. “Lunedì erano le 22 quando sono arrivato a casa dal lavoro. Ho parcheggiato l’auto in via Brescia – racconta – e ho sentito una donna che gridava. Sono corso a vedere, attraversando i giardino di via Vittorio Veneto. Ho visto mio figlio Hamza circondato da tre ragazzi, due avevano i coltelli, uno glielo puntava alla gola. Uno è moldavo, due marocchini”.

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"Ho cercato di calmarli”

Prosegue il padre: “Ho cercato di calmarli, mi sono messo davanti a mio figlio allontanando i coltelli. Hamza era sporco di sangue a un labbro. Loro dicevano che era un informatore dei carabinieri. Con calma sono riuscito a fermarli. Hamza si è diretto verso casa, seguito a distanza dal moldavo col coltello. Io ho preso gli altri due (uno è il minorenne che poi ucciderà il ragazzo, ndr) e li ho portati lontano, vicino al cimitero li ho fatti sedere su una panchina e quando mi sono sembrati calmi, me ne sono andato a casa”.

Rilievi sul luogo dell'omicidio. Nel riquadro, la vittima Hamza Salama

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"Mi hanno detto che mio figlio Hamza era morto”

Ma Hamza non c’era. “Sono uscito a cercarlo. Erano le 22.40 circa quando ho visto il minorenne marocchino arrivare su un bici nera, che ha lasciato nel cortile del mio caseggiato. È entrato nell’androne, poi è arrivato anche il moldavo che si è allontanato verso il canale con la fidanzata. Il minorenne dopo qualche minuto è uscito dal caseggiato e anche lui è andato verso il canale, poi si è addentrato sulla strada che costeggia il corso d’acqua, a sinistra di via Brescia, quindi è sparito. Poco dopo i carabinieri mi hanno chiamato per dirmi di venire davanti alla banca, che c’era mio figlio. Quando sono arrivato, era sull’ambulanza. Poi mi hanno detto che era morto”. “Quando sono andato al parco per difenderlo, i tre continuavano a dire che Hamza era la spia dei carabinieri”. Ieri Ayman e la moglie hanno potuto vedere il figlio dopo l’autopsia. “Come è morto? – chiede il padre – Per le bastonate o le coltellate?”. Domani farà i documenti per portare Hamza in Egitto, dove si svolgeranno i funerali.

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