menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

L’indagine sul deragliamento del tram 9: le tre versioni del collega tranviere e l’ultima conversazione interrotta

15 0
04.04.2026

Il Tramlink deragliato alle 16.11 del 27 febbraio in viale Vittorio Veneto

Per approfondire:

Articolo: La verità del conducente del tram deragliato: “Sono svenuto, non ero al cellulare”. Ma il racconto del collega pone nuovi dubbiArticolo: Tram 9, il vertice in procura un mese dopo il deragliamento. Pronta l’analisi della scatola nera: ora l’inchiesta si allargaArticolo: Tram 9 deragliato, il conducente chiede di essere interrogato. E ribadisce: “Svenuto per un malore, ora non voglio più guidare”Articolo: Tram deragliato a Milano, Okon resta un “invisibile”: impossibile rintracciare i familiari

Ricevi le notizie de Il Giorno su Google

Seguici

Milano – Tre versioni differenti. Dettagli che emergono verbale dopo verbale. A fare da cornice a un puzzle che non è stato ancora completato, in attesa dell’esame decisivo sulla scatola nera del Tramlink deragliato alle 16.11 del 27 febbraio in viale Vittorio Veneto. Stiamo parlando delle dichiarazioni rese in tre momenti diversi da un collega di Pietro Montemurro, il conducente indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose nell’inchiesta sull’incidente che ha provocato la morte di Ferdinando Favia e Okon Johnson Lucky e il ferimento di altri 54 passeggeri.

Nel day after della tragedia

Il dipendente Atm viene sentito dagli agenti della Squadra interventi speciali la mattina del 28 febbraio, nel day after dello schianto contro il palazzo all’angolo con via Lazzaretto. Per i ghisa, quella testimonianza è importante perché il tranviere ha passato le consegne a Montemurro poco dopo le 15.30 alla fermata di piazza Oberdan. Di più: era con lui quando ha aiutato un disabile in carrozzina a salire sul mezzo pubblico, nel momento in cui il sessantenne si è procurato il trauma all’alluce sinistro nell’impatto fortuito con la carrozzina. Il trauma che, nella versione del sessantenne, avrebbe provocato il successivo mancamento, la perdita di controllo del tram e la mancata attivazione dello scambio: “Ho visto tutto nero”. In quell’occasione, l’uomo non fa cenno ad alcun contatto successivo col collega.

Il ristorante sventrato dal tram in viale Vittorio Veneto

La telefonata

Nel pomeriggio, però, l’autista viene risentito, probabilmente dopo che i ghisa guidati dal comandante Gianluca Mirabelli hanno scoperto che tra i due c’è stata una conversazione telefonica prima del deragliamento. L’uomo ne conferma l’esistenza, retrodatandola a un momento precedente all’incidente. Quando? In quei giorni, si parla di un colloquio avvenuto circa un quarto d’ora prima dello schianto (tanto da far pensare che sia avvenuto al capolinea in Centrale), anche se il collega di Montemurro non può conoscere con esattezza l’orario in cui il Tramlink è uscito dai binari (sebbene sin dalle prime ore circoli on line il video della dashcam di un taxi che fissa alle 16.11 e 23 secondi l’attimo del deragliamento).

E arriviamo al 12 marzo, quando il tranviere e l’ispettore che sentì via sms Montemurro subito dopo l’incidente vengono accompagnati in Procura per essere ascoltati come persone informate dei fatti dai pm Elisa Calanducci e Corinna Carrara. Il conducente parla nuovamente della conversazione con Montemurro, che gli ha telefonato per dirgli che si era fatto male e per chiedergli come comportarsi; lui gli consiglierà di avvisare la centrale operativa, ma l’alert alla control room non arriverà mai (se non dopo il deragliamento con due comunicazioni in pochi minuti).

Approfondisci:

La chiamata di 3 minuti e 40 secondi. L’autista al telefono con un collega fino a 12 secondi prima dello schianto

Il “buco” di 2 minuti e mezzo

Interrogato lunedì, Montemurro ha ricordato di aver parlato per poco meno di un minuto col collega, quando il tram era fermo tra viale Monte Santo e piazza Repubblica. Dai tabulati risulta, però, che la chiamata è durata 3 minuti e 40 secondi. Tradotto: ci sarebbe un “buco” di circa 2 minuti e mezzo, che, nell’ipotesi dei legali dell’indagato, potrebbe essere “riempito” dal fatto che nessuno dei due interlocutori abbia chiuso la telefonata. Una ricostruzione che non collima con quella del collega, che ai pm avrebbe precisato di aver interrotto la comunicazione “alcuni secondi dopo” la mancata risposta di Montemurro al suo saluto finale.

L’analisi della scatola nera

Una sequenza, quest’ultima, ritenuta molto più verosimile da chi sta indagando. Una sequenza che riduce la forbice temporale tra il termine della telefonata e il deragliamento. Solo l’analisi della scatola nera, che verrà effettuata dopo Pasqua e che potrebbe essere preceduta da altre iscrizioni a garanzia, chiarirà quanti secondi siano trascorsi: se 12, limite massimo calcolato da un primo allineamento della timeline, o ancora meno. Fino ad arrivare a zero. Vale a dire: fino alla perfetta contemporaneità tra i due eventi.

WhatsAppFacebookXPrint

© Riproduzione riservata

Tag dell'articolo

Incidente stradaleMortoIndaginiATM


© Il Giorno