menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Lumbarda Dop, il vino croato che fa infuriare la Lombardia: “Denominazione ambigua, danneggia i nostri prodotti”

14 15
14.02.2026

Vini lombardi e i presidenti dei Consorzi di tutela

Articolo: Vinitaly, la Lombardia fa squadra: numeri e tecnologia per una svolta

Articolo: Visione Vino in Oltrepò. Così la “Borgogna d’Italia“ prova a ripartire. E lancia il logo "Classese"

Articolo: Prove di disgelo tra Novara e Gorgonzola: entrambe sono “Città del formaggio 2025”

Milano, 14 febbraio 2026 – La disfida Lumbarda. No, non è un ritorno agli anni Ottanta e Novanta, agli albori della Lega di Umberto Bossi che battagliava contro “Roma ladrona”.

C’entra ancora la Lombardia, ovviamente, ma stavolta il nemico è la Croazia. E il guanto di sfida, in un certo senso, è stato lanciato da Zagabria. Già, perché l’ex repubblica jugoslava ha presentato all’Unione Europea la richiesta di legittimazione della denominazione ‘Lumbarda Dop’ per un suo vino prodotto.. a Lumbarda. Così si chiama infatti un piccolo comune sull’isola di Korčula, nella Dalmazia meridionale. 

Una richiesta ovviamente legittima ma che viene guardata con sospetto a Milano e dintorni, per ovvi motivi di assonanza, amplificati tra l’altro dal bilinguismo toponomastico che ancora caratterizza ampia parte della Croazia marittima, che fu parte della Serenissima, per cui il paesino di Lumbarda in italiano si chiama proprio Lombarda (e Korčula un tempo era Curzola).

La rabbia di Ascovilo

Ascovilo, l’associazione dei Consorzi vitivinicoli lombardi, si oppone all’iter avviato dalla Croazia per il riconoscimento del ‘Lumbarda Dop’. “Non è una questione contro un altro Paese o contro i suoi produttori – dichiara Giovanna Prandini, presidente di Ascovilo – ma una scelta di responsabilità verso il nostro territorio e le nostre imprese. Il termine ‘Lumbarda’ presenta un’evidente assonanza con ‘Lombarda’ e ‘Lombardia’, con il rischio concreto di generare confusione nei consumatori e di indebolire l’identità delle nostre denominazioni di origine”. Secondo Ascovilo, la somiglianza fonetica e grafica potrebbe incidere negativamente sulla percezione dei vini lombardi, soprattutto sui mercati esteri, dove la riconoscibilità territoriale rappresenta un elemento strategico di competitività.

Club del Buttafuoco Storico, la scommessa dell’Oltrepò Pavese compie trent’anni

Denominazioni ambigue

“La tutela delle denominazioni – prosegue Prandini – è uno dei pilastri del sistema europeo delle indicazioni geografiche. Ogni Dop è il risultato di una storia, di un disciplinare rigoroso, di investimenti in qualità e sostenibilità. Consentire denominazioni potenzialmente ambigue rischia di compromettere un patrimonio costruito nel tempo”.

Il precedente del Prošek

Un caso analogo si era verificato nel 2021, quando ancora la Croazia aveva presentato domanda a Bruxelles per il riconoscimento e la tutela del ‘Prošek’, vino dolce prodotto sempre in Dalmazia, completamente diverso ma foneticamente pressoché identico al celebre Prosecco veneto. Una furbizia legittimata dal fatto che Prosecco (Prošek in sloveno) era un Comune (oggi quartiere di Trieste) non veneto ma di quella terra di confine eternamente contesa che è la Venezia-Giulia, dove quel vino si produceva già in tempi in cui la cartina geografica d’Europa era ben diversa da quella attuale. 

Cos’è il vino Lumbarda

Il Lumbarda dell’isola di Korčula è invece un vino bianco bianco secco ottenuto dal vitigno autoctono Grk, tipico della Dalmazia centrale e meridionale. Un tempo molto diffuso e oggi invece piuttosto raro, è utilizzato anche – guarda un po’ chi si risente - per la produzione del Prošek. Prošek che, dopo tre anni di dure battaglie istituzionali, con l’entrata in vigore nel 2024 del nuovo Regolamento europeo sulle indicazioni geografiche Ig, ha dovuto alzare bandiera bianca. La battaglia sul Lumbarda, invece, è appena cominciata. 

© Riproduzione riservata


© Il Giorno