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Urbanistica, non solo inchieste: il Comune alle prese con 70 ricorsi contro le nuove norme (più restrittive)

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05.03.2026

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Milano, 5 marzo – Tra il martello della Procura della Repubblica e l’incudine del Tribunale amministrativo regionale. Il Comune non deve solo far fronte ai procedimenti aperti dai pm che contestano le autorizzazioni edilizie tipo Scia per ristrutturare edifici e realizzare palazzi di altezza superiore a 25 metri, ma si scopre che deve far fronte a 70 ricorsi al Tar di soggetti – spesso imprese edilizie – che contestano l’interpretazione più restrittiva di Palazzo Marino sulla concessione di titoli edilizi adottata nel 2024 proprio alla luce delle indagini aperte della Procura contro la prassi urbanistica ultradecennale dell’amministrazione.

Il dato dei 70 ricorsi al Tar è emerso ieri pomeriggio durante la commissione Rigenerazione urbana del Comune a cui hanno partecipato la vicesindaco Anna Scavuzzo e il direttore dell’Avvocatura comunale Antonello Mandarano.

La rivelazione

È stato quest’ultimo a parlare dei ricorsi da cui siamo partiti: “Questo orientamento degli uffici comunali alle interpretazioni più restrittive comporta un incremento dei contenziosi. Registriamo una settantina di ricorsi al Tar che contestano la legittimità di queste nuove prassi interpretative. Si tratta di ricorsi in attesa di decisione”.

Mandarano, però, segnala anche un altro tipo di reazione da parte dei costruttori alla stretta voluta dal Comune sulle autorizzazioni edilizie: “Un’ulteriore reazione a questo nuovo corso interpretativo è data dal fatto che gli stessi operatori del settore in alcuni casi si sono adeguati alle nuove interpretazioni presentando una serie di istanze di pianificazione attuativa, oltre 35 istanze pendenti”.

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Memoria storica

L’avvocato capo di Palazzo Marino, nel corso del suo intervento, ha anche riassunto quanto accaduto negli ultimi 13 anni sul fronte dell’urbanistica: “Dal 2013 al 2022-23 non ci sono state contestazioni di queste prassi da parte della Procura, quindi gli uffici comunali hanno proseguito nella convinzione di applicare correttamente le norme”.

Mandarano ricorda che normalmente “il Comune si lascia guidare dalle sentenze che lo riguardano. Per la prima volta, il 22 gennaio 2024, l’amministrazione ha registrato un provvedimento cautelare del Gip di Milano che ha recepito le tesi della Procura e ha richiesto il Piano attuativo (e non la Scia, ndr) nel caso in cui l’edificio abbia un’altezza superiore ai 25 metri o densità abitativa superiore 3 metri cubi su mq. I nostri uffici hanno subito preso atto di questa giurisprudenza e nel giro di un mese si sono adeguati su indicazione della Giunta, che con la delibera 199 del 2024 ha inviato gli uffici a seguire l’orientamento interpretativo più restrittivo espresso dal Gip. In maniera prudenziale”.

Il lavoro da fare

Il legale, subito dopo, parla del futuro: “Sui nuovi edifici si richiede il rispetto delle nuove prassi e dunque non ci saranno problemi di contenziosi dal punto di vista penale. I titoli rilasciati dal 2024 in avanti sono conformi alle interpretazioni della Procura. Rimane invece il problema degli edifici già realizzati sulla base delle vecchie interpretazioni. In questo momento pendono 5-6 processi davanti ai giudici penali e sono in corso altre indagini su edifici in avanzato corso di costruzione, in alcuni casi già ultimati. Come si gestiscono questi casi? I titoli abilitativi sono messi in dubbio dall’autorità penale ma dal punto di vista amministrativo questi titoli rimangono validi: Scia e Permessi di costruire che si sono perfezionati prima del 2023 e che non sono stati oggetto di annullamento da parte del Comune. Non abbiamo ancora nessuna sentenza di primo grado che consideri abusivi questi edifici. Ma le future sentenze potrebbero considerarli abusivi e dunque a rischio demolizione. A quel punto si porrà il problema di come scongiurare il rischio dell’abbattimento di quegli edifici. Non esistono norme specifiche ma esistono sentenze”.

Scavuzzo, infine, nota: “Ci sono interpretazioni conflittuali sia dal punto di vista del diritto amministrativo che penale. Per questo stiamo cercando di intervenire caso per caso e di dialogare con tutte le parti in causa. La macchina comunale si è rimessa in moto”.

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