Olimpiadi, dallo studentato al palaghiaccio: Milano affronta l’eredità delle strutture
Il campo di hockey dell'Arena Santa Giulia verrà smontato e messo altrove a Milano
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Milano, 24 febbraio 2026 – La prima eredità per Milano e per la Lombardia di queste Olimpiadi che si sono appena concluse è probabilmente quella immateriale: l’effetto Giochi. Che significa? Così come l’Expo 2015 ha proiettato il capoluogo lombardo in una dimensione internazionale e ne ha moltiplicato i turisti (dai 7 milioni del 2013 ai circa 10 milioni del 2025), così l’evento a Cinque Cerchi dovrebbe confermare e far aumentare l’attrattività della metropoli e far incrementare le visite nelle località montane lombarde. L’effetto Olimpiadi lo si potrà misurare solo tra qualche anno, ma, dal sindaco Giuseppe Sala al governatore Attilio Fontana, tutti gli amministratori locali sono sicuri di trarre vantaggio da questa benefica sovraesposizione televisiva e non solo di città e bellezze della Lombardia.
Il futuro di Santa Giulia
Non solo. Ci sono anche le più concrete eredità materiali. E non sono poche, dalla nuova Arena di Santa Giulia da 16 mila posti al Villaggio olimpico che sarà riconvertito entro pochi mesi in uno studentato da 1.700 posti letto. Sì, in queste righe concentreremo la nostra attenzione su Milano. Grazie ai Giochi invernali, il capoluogo lombardo ha finalmente un nuovo e moderno palazzetto per lo sport e per i concerti. Dopo la nevicata del 1985 che fece crollare il tetto del Palazzetto dello sport di San Siro, infatti, Milano si è dovuta prima affidare a una struttura nata temporanea come il Palatenda poi diventato Palatrussardi, Mazda Palace e, fino alla chiusura del 2012, Palasharp e, a partire dagli anni Novanta, a un impianto bello e capiente (10 mila posti) come il Forum di Assago, ma pur sempre fuori dai confini cittadini.
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Ma l’avvento dell’Arena di Santa Giulia – costruita e gestita dalla multinazionale tedesca Eventim e appena ribattezzata Unipol Dome con il nome dello sponsor del naming – ha già provocato una mossa che potrebbe avere effetti positivi (ma pure qualche controindicazione) sui live a Milano: l’altro colosso multinazionale degli eventi dal vivo, Live Nation, ha acquisito dal gruppo Cabassi il Forum di Assago, il limitrofo Teatro Repower e la gestione del Carroponte di Sesto. La concorrenza tra Eventim e Live Nation dovrebbe moltiplicare i grandi concerti nell’area milanese, ma potrebbe anche schiacciare i promoter non allineati alla politica delle multinazionali dell’entertainment.
Sempre a proposito di eredità olimpica sul fronte delle strutture, il doppio impianto temporaneo nella Fiera di Rho produrrà due impianti permanenti. Il presidente di Fondazione Fiera Milano Giovanni Bozzetti l’ha già annunciato: l’impianto per il pattinaggio di velocità sarà trasformato nel Live Dome, spazio con capienza di 45 mila persone per concerti, eventi sportivi o congressi di vario genere.
Non è finita. Perché il palazzetto del ghiaccio per l’hockey realizzato per l’evento a Cinque Cerchi sarà smantellato ma nel giro di due o tre anni dovrebbe essere ricostruito nell’area della Fiera oppure in un’altra zona di Milano. Un obiettivo che potrebbe far rinascere l’hockey su ghiaccio in città, ora privo di una squadra professionistica, e rinverdire i fasti dell’Hockey Club Milano Saima che nel 1991 vinse lo scudetto riempiendo il Forum di Assago.
“Last but not least“, ultima ma non meno importante eredità olimpica, infine, è il Villaggio nello Scalo Romana, apprezzatissimo dagli atleti che si hanno vissuto per i Giochi e in attesa di ospitare gli atleti paralimpici. Dopo le polemiche sull’estetica delle sei palazzine grigie, l’entusiasmo degli sportivi, le bandiere esposte alle finestre e un po’ di verde spuntato nei balconi ha reso il Villaggio più accettabile anche per gli occhi. Ma la cosa più importante è che in quegli immobili costruiti da Coima presto andranno a vivere 1.700 studenti che potranno pagare affitti non proprio regalati, ma almeno calmierati. Non è poco.
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