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Affitti in Galleria, incassi da record. Nel 2026 previsti 85 milioni di euro: “Fondi per i servizi ai più fragili”

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18.02.2026

La Galleria Vittorio Emanuele di Milano vista dall'alto

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Milano – La gallina dalle uova d’oro. La Galleria Vittorio Emanuele resta uno degli immobili da cui il Comune riesce a ricavare di più. La stima degli introiti nel 2026 – con due bandi ancora in corso – è di 83,5 milioni di euro, con una proiezione che porta fino agli 85 milioni di euro all’anno. Un incremento significativo rispetto ai precedenti dati forniti da Palazzo Marino nel corso del 2025 (incasso di circa 80 milioni di euro). E un aumento esponenziale dall’inizio del secondo mandato dell’amministrazione Sala, dunque dal 2021 ad oggi: +58%. Dai 53 milioni di euro di quattro anni fa agli 83,5 milioni di euro stimati nel 2026.

L’assessore comunale al Bilancio e al Demanio Emmanuel Conte sottolinea che i dati economici sulla Galleria «non rappresentano soltanto una performance immobiliare, sono il risultato di quattro anni di lavoro sistematico e di una scelta precisa: trattare il patrimonio pubblico come una leva strategica per finanziare servizi, non come una rendita da amministrare. Il Salotto dei milanesi dimostra che il patrimonio pubblico, se gestito con visione e responsabilità, può generare risorse strutturali per la città. Ogni euro in più che ricaviamo dalla valorizzazione torna ai milanesi sotto forma di assistenza agli anziani, sostegno alla disabilità, contrasto alle fragilità sociali e servizi nei quartieri».

Gli 85 milioni ricavati dalla Galleria 

Palazzo Marino, per inquadrare meglio il peso degli 85 milioni di euro ricavati dalla Galleria elenca una serie di spese del bilancio di previsione 2026, nella colonna sulla spesa corrente: 57 milioni per la disabilità; 51 milioni per l’assistenza agli anziani; 85 milioni per gli adulti a rischio esclusione sociale. «L’incasso annuo della Galleria, da solo, potrebbe coprire integralmente quest’ultimo capitolo – commenta Conte –. Significa finanziare servizi politicamente imprescindibili, dall’assistenza agli anziani al sostegno alle fragilità, senza tagliare altrove e senza chiedere un euro in più ai cittadini. È così che produttività e solidarietà possono crescere insieme».

Ma ecco gli altri numeri sul lavoro del Comune per valorizzare i ricavi dalla Galleria. Negli ultimi quattro anni il settore Demanio di Palazzo Marino ha firmato 40 contratti, concluso 10 bandi e ne ha altri due aperti: il primo per l’ex Davis per 900mila euro come base d’asta (l’unico candidato è la gioielleria Stroili); il secondo è per tre spazi su Piazza Duomo fra cui negozio ex Verga. Il candidato è Piumelli. Sul podio delle aste milionarie, ci sono Tiffany al primo posto con 3,5 milioni di euro all’anno (base asta moltiplicata per 7), Balenciaga con 2,5 milioni di euro all’anno (base d’asta moltiplicata per 3) e Loro Piana con 2,3 milioni di euro all’anno (base d’asta moltiplicata per 4).

L’assegnazione delle insegne

Non è finita. Tutte le 52 insegne d’oro della Galleria risultano assegnate almeno fino al 2030. Ma Conte vuole anche evidenziare che il Salotto non è un monopolio solo dei grandi marchi dell’alta moda ma conserva una quota di spazi anche per le botteghe storiche legate all’editoria e alla ristorazione: «Accanto ai grandi brand internazionali convivono insegne storiche come Savini e il Camparino in Galleria, simboli della tradizione milanese e parte integrante della memoria urbana. Nessuna identità storica è stata sacrificata alla competizione internazionale». La dimensione culturale – continua l’assessore – è garantita «da presìdi come la libreria Rizzoli, la libreria Bocca – la più antica d’Italia — e Feltrinelli, che rendono la Galleria non soltanto uno spazio commerciale ma anche un luogo di cultura e identità cittadina. In questi anni sono stati rinnovati accordi con botteghe storiche e tutelate attività simboliche, dimostrando che competitività internazionale e radicamento milanese possono convivere».

Il Comune ha puntato a mettere a bando anche gli spazi ai piani alti, sfrattando una parte degli uffici dei gruppi consiliari, le sedi di alcune associazioni che pagavano affitti irrisori all’amministrazione e una serie di inquilini che continuavano a vivere nel Salotto senza alcun adeguamento del canone ai prezzi di mercato. Conte, non a caso, ricorda che «sono stati messi a bando dieci spazi ai piani superiori. Uffici comunali affacciati sulla Galleria sono stati riallocati e gli spazi liberati hanno generato oltre 3 milioni di euro aggiuntivi. La Galleria è oggi un sistema integrato, valorizzato nella sua interezza, non più soltanto una sequenza di vetrine ma uno spazio attivo lungo tutto l’arco della giornata».

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