Quei satelliti spia che smascherano la guerra ibrida della Cina
Un velivolo militare americano distrutto da un attacco iraniani (Ansa)
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SeguiciRoma, 15 aprile 2026 – Inizia a sorgere il legittimo dubbio che la Cina in guerra sia neutrale quanto è democratica all’interno delle sue mura di casa. L’ultima notizia, solo in ordine di tempo, è che Pechino abbia fornito all’Iran satelliti commerciali per colpire con maggiore precisione le basi americane nel Golfo. La riporta il Financial Times che spiega come il sistema avrebbe fornito capacità avanzate di osservazione, con immagini ad alta risoluzione, coordinate temporizzate e analisi orbitali impiegate per seguire obiettivi sensibili.
E poco conta la pronta smentita di Pechino, tanto solerte da sembrare dovuta. La notizia dei satelliti è l’ennesima dimostrazione che il Dragone nei conflitti è presente, ma spesso in modo indiretto, tecnico o di supporto. Non lo puoi accusare di nulla e, al tempo stesso, la Cina può spacciarsi nel sud globale come il nuovo riferimento delle relazioni internazionali. Anche perché i satelliti sulla carta sono commerciali, ma vengono utilizzati come mezzi militari. Una commistione che in Occidente è semplicemente fuori dall’ordinario, ma che in Cina, grazie anche alla nuova legge sul controspionaggio, ormai è la norma.
Resti di un aereo abbattuto dagli iraniani (Ansa)
I dubbi sul supporto alla Russia nella guerra in Ucraina
Era sorto un dubbio sulla sua buona fede anche nel corso della guerra in Ucraina. Pechino, ufficialmente, si è sempre dichiarata neutrale. Ma di fatto è uno stretto alleato della Russia e non solo perché sta comprando il suo gas. Ha sostenuto indirettamente la resilienza russa attraverso forniture tecnologiche, componenti e reti commerciali parallele. Senza contare che la Cina è anche accusata di aver mandato, come la Corea del Nord, soldati al fronte in aiuto di Putin, mentre la Russia faceva sempre più fatica a reclutare i suoi.
Vladimir Putin e Xi Jinping (Ansa)
I sistemi per aumentare la precisione dei missili
La Cina, dunque, non combatte direttamente. Ma aiuta. A volte in un modo che potrebbe anche essere determinante. Analisi sul campo indicano che l’Iran avrebbe progressivamente integrato anche sistemi di posizionamento alternativi come il BeiDou cinese per compensare eventuali interferenze occidentali, aumentando la precisione dei missili. È una presenza che non passa per truppe o basi militari, ma per infrastrutture tecnologiche che abilitano la guerra senza dichiararla.
Così Pechino aiuta chi si sta sporcando le mani
È la guerra ibrida, ma in versione cinese. Mentre Mosca attacca il nemico senza che questo se ne accorga, Pechino aiuta chi si sta sporcando le mani. I vantaggi, in questa strategia sono tanti consente a Pechino di influenzare i conflitti senza esporsi militarmente, mantenendo una posizione diplomatica ambigua e flessibile. Secondo, rafforza la sua industria tecnologica e spaziale, trasformando prodotti commerciali in strumenti geopolitici. Terzo, segna un passaggio più profondo: la guerra contemporanea non è più solo scontro tra eserciti, ma competizione tra ecosistemi tecnologici. Stati Uniti e Cina stanno progressivamente spostando la loro competizione su questo campo. Non si tratta solo di chi possiede le armi più avanzate, ma di chi controlla le infrastrutture che rendono possibile la guerra e l’economia: satelliti, reti 5G, semiconduttori, sistemi di navigazione e piattaforme digitali.
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