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Nel nome di Carolina Picchio: “Mia figlia, vittima dei cyberbulli. Le parole possono uccidere”

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28.02.2026

Carolina Picchio si è tolta la vita, a 14 anni

Per approfondire:

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Milano, 28 febbraio 2026 –  “Io non comprendevo  perché mi a figlia, una ragazzina che 24 ore prima mi chiedeva “papà, mi hai iscritto ai campionati studenteschi di sci?”, fosse a terra esanime in giardino”. Era la notte del 5 gennaio 2013. Quella in cui Carolina Picchio si è tolta la vita, a 14 anni, gettandosi dalla finestra della sua camera a Novara, perché, come ha scritto lei stessa nella lettera che ha lasciato come eredità al mondo, “Le parole fanno più male delle botte”.

Paolo Picchio con i ragazzi intervenuti alla presentazione del suo libro “Le parole fanno più male delle botte”

La storia di “Caro”, prima vittima di cyberbullismo in Italia

Suo padre Paolo ha intitolato così il libro (edito da DeAgostini) che racconta la sua storia, quella di “Caro”, la prima vittima di cyberbullismo in Italia, e quella di se stesso, che non si è piegato al dolore e lotta “per parlare con i ragazzi, perché abbiano consapevolezza che le parole - e naturalmente le azioni, anche quelle virtuali - hanno un peso. Anche non intervenire quando si assiste a qualcosa di brutto, può contribuire a fare il male”.

Lo ha sottolineato ieri presentando il suo libro alla Mondadori Duomo a una platea di adolescenti tra i 13 e i 15 anni. E lo ribadisce a ogni incontro con i ragazzi attraverso Fondazione Carolina che ha creato nel 2018, di cui ricopre la carica di presidente onorario. A Carolina è intitolata anche la prima legge a tutela dei minori sul web. E c’è una novità: oggi a lei sarà dedicato per la prima volta un premio al Festival di Sanremo da consegnare “al cantante che interpreterà la canzone dal più alto valore sociale“ annuncia papà Picchio.

“Ciao ragazzi, grazie del vostro bullismo”

Carolina è crollata sotto l’umiliazione di vedersi in un video mentre, priva di coscienza, a una festa, dei suoi coetanei giocavano con il suo corpo mimando atti sessuali. Un video che dalle chat è stato diffuso sul web scatenando l’odio. “Nella sua lettera, mia figlia è inizialmente ironica: “Ciao ragazzi, grazie del vostro bullismo”. Poi ha lasciato la frase che è diventata il mio mantra. Sul retro ha scritto i numeri dei suoi migliori amici scrivendo di chiamarli “per dire loro che li amo””.

"Il problema siamo noi adulti che non sappiamo ascoltare”

Il silenzio degli ascoltatori mentre papà Picchio parla “invita a creare uno spazio dentro di sé, per riempirlo di queste parole”, dice Ivano Zoppi, segretario generale della Fondazione. Aggiungendo che “il problema principale oggi riguarda noi adulti, che non sempre sappiamo ascoltare. Noi incontriamo 100mila ragazzi all’anno e molti di loro confidano di non avere un adulto di riferimento”. A distanza di 13 anni dalla morte di Carolina, la questione si complica ancora “perché con l’avvento dei chatbot basati sull’IA, i ragazzi si rivolgono ad algoritmi. Ho incontrato un adolescente che ha creato con l’IA la sua fidanzata”. 

Quasi un adolescente su quattro usa quotidianamente i chatbot

Il Centro studi di Fondazione Carolina ha svolto un’indagine nazionale, su un campione di 1.300 ragazzi tra i 13 e i 19 anni, arricchita da 4 focus group in Lombardia e in Umbria. Emerge che quasi un adolescente su 4 utilizza quotidianamente i chatbot. Tra gli under 15, il 25% per “sfogarsi senza essere giudicato”. Uno su 4 li considera “uno spazio sicuro” per confidarsi, quasi 1 su 3 è contento di avere “un amico digitale sempre disponibile”. Quasi il 50% desidera sentirsi “ascoltato e importante”.

Paolo Picchio conclude lasciando il suo messaggio ai ragazzi: “Non perdete la gioia della fisicità, non rifugiatevi nel virtuale. E abbiate la consapevolezza della vostra unicità, nessuno può scalfirla”. Il congedo, con una domanda: “Se voi foste stati alla stessa festa di Carolina cosa avreste fatto? Pensateci. Alzare la mano, fermare un’azione indegna, cambia tutto”.

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