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L’addio alla prof Cinzia Rucano, allenatrice e tedofora: "Il suo sorriso resterà"

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06.03.2026

Cinzia Rucano sorridente in una fotografia con attorno alcune allieve

Per approfondire:

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Milano – "La ricorderemo sempre così felice, grazie di tutto". Frasi, fotografie, fiori sono appesi alla cancellata della scuola di via Heine, secondaria di primo grado tra i quartieri Morivione e Vigentino. Non c’è un’immagine in cui la professoressa di educazione fisica Cinzia Rucano non sia sorridente. E per i suoi studenti il suo sorriso non si spegne neanche dopo la morte. Così come per la sua famiglia – era madre di un figlio – e le sue ragazze di ginnastica ritmica, che allenava nella parrocchia dei Quattro evangelisti di via Pezzotti. In lutto c’è un intero quartiere che sabato ha dato l’ultimo saluto a Cinzia, proprio in quella chiesa. "Centinaia di persone si sono riunite per lei. Abbiamo perso una grande persona stimata da tutti i genitori e cittadini che hanno avuto il privilegio di conoscerla" dice il presidente del Municipio 5 Natale Carapellese.

"Hai lottato e sperato con tutta te stessa” 

"In questo ultimo periodo hai lottato e sperato con tutta te stessa, con tanta forza ed estrema dignità, malgrado sentissi venir meno il tuo corpo", la ricorda un’amica. Neanche la malattia le ha spento il sorriso. E nelle foto la si vede brillare con in mano la torcia olimpica "perché sì, Cinzia era appena stata tedofora per Milano Cortina" fanno sapere conoscenti. La sua scuola la onora con una lettera firmata dalla dirigente dell’Istituto comprensivo Morante-Filzi, Emma Tramacere: "Una presenza preziosa che ha dedicato anni di impegno, passione e umanità alla formazione dei nostri ragazzi". Invita gli alunni a "fare tesoro dei suoi insegnamenti e della dedizione che vi ha sempre dimostrato. Portate con voi il suo esempio di curiosità e rettitudine".

L’esempio e l’insegnamento

Un esempio costante, il suo, anche in palestra. Su Chiesa di Milano, il portale della Diocesi, è riportata una sua considerazione di novembre 2022, quando il “caso Farfalle“ aveva gettato ombre sulla ginnastica ritmica. "Questo sport – scriveva – insegna che bisogna fare un passo per volta, e che la gratificazione arriva anno dopo anno. Insomma, il contrario di quanto insegna la nostra società". Spiegava che tra i “segreti“ per vivere esperienze positive c’è l’aiuto reciproco. "Anche nelle competizioni nazionali a cui partecipiamo ho visto le ragazze andare a consolare le avversarie dopo un errore. È forte lo spirito di squadra". Questo spirito è la sua eredità.

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