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L’idroscalo di Pavia inaugurato cent’anni fa: quel 1° aprile 1926 arrivò a sorpresa il Duce

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30.03.2026

La cartolina postale dell’idroscalo e un idrovolante Cant.10 (collezione Giulio Assorbi)

Per approfondire:

Articolo: L’idroscalo sarà salvato: "Diventerà un polo culturale"Articolo: Pavia, il nuovo parco dell’idrovolante: “Pronti ad acquisire l’idroscalo”

Pavia, 30 marzo 2026 – Arrivato in un mondo che si apriva alle comunicazioni, ha avuto poca fortuna l’idroscalo posto sulla prima linea aerea italiana che collegava Torino a Trieste. Con il senno di poi si potrebbe attribuire la responsabilità a quell’inaugurazione effettuata il 1° aprile del 1926. Un Pesce d’aprile, anche se di scherzoso all’epoca non c’era proprio nulla.

Eppure lo zampino della sfortuna pare esserci stato perché, come ricorda Pier Vittorio Chierico, appassionato storico pavese, “proprio il giorno del primo volo a Trieste soffiava la bora e i due idrovolanti che dovevano partire dalla città friulana per incontrare altri due mezzi che si sarebbero alzati da Torino sono stati costretti a ripiegare sul più riparato Porto Rose”.

Un idrovolante al vecchio idroscalo

L’inaugurazione 

All’improvviso quel 1° aprile, anche il capo del governo Benito Mussolini decise di presenziare all’inaugurazione. Appena la comunicazione arrivò, si mise in moto l’intera macchina organizzativa per portare sul Lungoticino il maggior numero di persone.

A Binasco Mussolini si mise alla guida della sua Alfa Romeo rossa e raggiunse la città. Avrebbe dovuto percorrere Strada Nuova, tutti gli sguardi puntavano da quella parte, invece il duce prese viale Gorizia, viale Resistenza e arrivò dalla parte opposta. Allora l’idroscalo non era ancora ultimato. “La concessione edilizia era stata firmata appena sei mesi prima – aggiunge Chierico – c’erano solo i piloni e la piattaforma. Secondo alcune cronache Mussolini rischiò di cadere in acqua e qualcuno lo afferrò per un braccio”.

Ma se l’idroscalo, l’unica testimonianza rimasta sulla linea dopo la distruzione del “gemello“ di Torino negli anni ‘50, si ricorda per l’inaugurazione con il Duce, ci sono anche altri personaggi famosi che hanno legato il loro nome alla struttura sul fiume. Innanzitutto il progettista, l’architetto istriano Giuseppe Pagano, lo stesso che ideò anche l’Università Bocconi di Milano e visse diverse vite fino a morire a Mauthausen poco prima della Liberazione.

L’idroscalo nel rendering del progetto di restyling

“Per ottenere la concessione – racconta Pier Vittorio Chierico – il sindaco Pietro Vaccari nel settembre 1925 approvò una concessione secondo cui alla Società Italiana Servizi Aerei (Sisa) che gestiva la linea spettavano 400mila lire per dieci annualità”. Fondata dai fratelli triestini Cosulich, che ne fecero la prima linea di aviazione civile operante in Italia, la Torino-Trieste trasportava passeggeri e posta a bordo di Cant-10 che poteva avere quattro passeggeri e Cant-22 che ne trasportava nove.

Con il progetto di Italo Balbo di dar vita a una compagnia di bandiera, nel 1934 per l’idroscalo cominciò il declino. A farlo rivivere ci pensò un napoletano, il caposcalo Matteo Mari che aprì la struttura alla città. In tempi più recenti il facoltoso Carlo Saglio, pilota pavese appassionato di idrovolanti, che sfrecciava sotto le arcate del Ponte coperto, fondò l’associazione Motonautica, il Panathlon e la Croce verde, affittò l’idroscalo dove lasciava il suo Mb 308 Macchino e la 500. Dopo la morte di Saglio in un incidente stradale negli anni ‘80, per l’idroscalo che ora è di proprietà privata, è iniziato un lento declino, ma i cent’anni saranno adeguatamente celebrati.

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