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Italia fuori dai Mondiali, la diagnosi di Bergomi: “La maglia azzurra non scalda più il cuore”

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02.04.2026

HomeCalcioItalia fuori dai Mondiali, la diagnosi di Bergomi: “La maglia azzurra non scalda più il cuore”

Italia fuori dai Mondiali, la diagnosi di Bergomi: “La maglia azzurra non scalda più il cuore”

L’ex bandiera dell’Inter, campione al Mundial ’82: c’è una mutazione genetica: “Ai miei tempi era la cosa più importante, ora anche i tifosi sono disinteressati”

di LEO TURRINI

2 aprile 2026

Un 18enne Beppe Bergomi contrasta Karl-Heinz Rummenigge nella finale del Mundial ’82 con la Germania

Per approfondire:

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“ Questa è la più brutta di tutte. È peggio dell’eliminazione di quattro anni fa, che già era peggio di quella di otto anni fa. È una botta durissima, dalla quale non so se e come il nostro calcio potrà riprendersi…”.

Giuseppe Bergomi è un caro amico. Ha vinto il Mondiale sul campo nel 1982. Lo ha vinto in tv insieme a Fabio Caressa nel 2006. Senza esagerare, è il simbolo di un’identità perduta. “E infatti io partirei proprio da qui – sospira lo Zio di mille partite –. Siamo in presenza, ormai di una mutazione genetica”.

Cominciamo bene.

“Mi spiego. Quando ero bambino, la Nazionale di Rivera e di Mazzola, di Riva e di Facchetti era la cosa più importante per l’intero sistema calcio. Dai tifosi ai vertici del movimento. Ed era così con la squadra di Bearzot, il mio Vecio. E ancora con l’Italia di Marcello Lippi”.

Oggi non è più così?

“Guardiamoci attorno. A chi interessa davvero la Nazionale? Anche a livello popolare, se ne parla per tre giorni quando c’è la partita decisiva, magari si fa casino per una settimana in caso di disfatta, ma poi basta. La maglia azzurra è un retropensiero. E non mi riferisco ai calciatori, che danno quello che hanno. È un discorso di sistema, persino socio-culturale”.

Però, uscire contro la Bosnia…

“Se vogliamo parlare della partita, dico anzitutto che mi dispiace tantissimo per Gattuso, che ha dato quanto poteva. Ma siamo onesti: loro ci hanno regalato il gol quando già ci stavano mettendo sotto. La Bosnia, mica la Francia o il Brasile. Vado avanti?”

Mondiali di Calcio Spagna 1982Italia - Germania Finalenella foto Rummenigge con Bergomi Giuseppe e Antonio Cabriniph archivio giovanni liverani/ag. aldo liverani

Prego.

“Gattuso un errore l’ha fatto: ha puntato sugli interisti, che sono molto affaticati. Avrebbe dovuto privilegiare la freschezza atletica, considerato che le assurde regole della Fifa ci hanno costretto a giocare lo spareggio in gara secca a casa di Dzeko e compagni. Ma non cerco alibi, sarebbe penoso”.

Intanto a proposito di interisti Bastoni è diventato il capro espiatorio, per l’espulsione.

“Qui debbo essere schietto. Tra web e social, apparteniamo a un mondo dove purtroppo domina l’odio. È triste, ma al posto di Bastoni, che è un bravissimo ragazzo, andrei a giocare all’estero. Non merita questa gogna, che è una persecuzione in ogni stadio. Figuriamoci poi dopo l’altra sera. Torniamo al discorso di partenza…”.

Cioè?

“Io non so come se ne esce, non ho ricette magiche. Ma o la Nazionale torna ad essere un valore condiviso da tutti oppure di Mondiali in tv ci toccherà viverne altri”.

Anche perché di fuoriclasse qui non ne nascono più.

“Bravo, arriviamo all’altro punto dolente. Non possiamo dare la colpa alle mamme che non partoriscono più i Totti o i Del Piero”.

Anche no.

“Non sappiamo più allenare la fantasia. Non sappiamo più trasmettere l’estro ai ragazzini. Li imbottiamo da subito di nozioni di tattica, che per carità è importante però poi cosa succede?”.

Che perdiamo contro la piccola Bosnia.

“Succede che i bosniaci sanno scartare, dribblare, saltare l’uomo. Succede che in tutta Europa si gioca per attaccare, per provare a vincere attraverso il divertimento. Da noi no, da noi è tutto un parlare di schemi, di 3-5-2 fin da quando si insegna ai bambini e alla fine eccoci qua, a leccarci ferite che temo non si rimargineranno. Lei sa dirmi il nome di un calciatore italiano bravo nel dribbling?”.

No.

“E io neanche”.

C’è chi pensa che la nostra rovina siano i troppi stranieri tesserati dai nostri club.

“Facile osservazione però spiega qualcosa, non tutto. In Inghilterra, in Francia, in Germania, in Spagna gli stranieri ci sono uguale, ma loro ai Mondiali ci vanno”.

Bergomi, mi perdoni: ma come si chiedeva Lenin, che fare?

“E lei perdoni la cocciutaggine: una risposta qui non ce l’ha nessuno. Il sistema è ingessato, del disamore di tanti per la Nazionale ho detto, del clima culturale anche, del disagio tecnico pure. Dopo ogni catastrofe sportiva proclamiamo l’esigenza di una rifondazione totale. E poi? Può essere che Gravina, Buffon e Gattuso vadano a casa, non entro nel merito delle scelte ‘politiche’, magari è giusto, ma i problemi resteranno tutti lì”.

Ultima cosa: lo Zio la allenerebbe la Nazionale?

“No, grazie. Soffrirei troppo…”.

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