Le borse piene di vestiti, profumi, affetto e sorrisi: ecco “I Sacchettari” che a Milano restituiscono visibilità e dignità ai clochard
L'associazione nata 7 anni fa raccoglie una cinquantina di volontari
Per approfondire:
Articolo: Milano e la strage degli invisibili, ottavo senzatetto morto nel 2026. “Tanti nuovi arrivati difficili da agganciare”Articolo: Un altro clochard stroncato da malore, la tragedia in zona corso Sempione. Il dramma degli invisibili nella “ricca Milano”: già 8 mortiArticolo: Sette clochard morti di freddo, la strage silenziosa nella Milano delle OlimpiadiArticolo: Rafforzare gli interventi per i senzatetto, obiettivo del prefettoMilano, 6 marzo 2026 – Il raduno è in piazza Duomo, lato museo del Novecento. Sono circa una ventina, si danno appuntamento nel salotto della città fra turisti e passanti che li guardano incuriositi. Sono pieni di sacchi e sacchetti. Sì perché sono, non a caso, i Sacchettari. E ogni settimana portano vestiti, ma soprattutto sorrisi, un po' d'amicizia, un abbraccio – in una parola che racchiude tutto: considerazione – a chi nel salotto della città più ricca d'Italia, capitale della moda e delle Olimpiadi, ci vive da invisibile. I senzatetto, i clochard per dirla con un francesismo che fa chic. Scansati, tenuti a distanza. Di cui ci si accorge quando qualcuno di loro muore sotto un ponte in una notte d'inverno. Com'è successo a otto di loro dall'inizio dell'anno a Milano.
Confrontarsi con chi vive in strada, col suo bagaglio di difficoltà e problemi, non è sempre facile
Quando sono nati i Sacchettari
L'associazione che raggruppa una cinquantina di volontari che una volta alla settimana, di solito il giovedì, viene in aiuto di chi vive e trascorre la notte sotto i portici fra corso Vittorio Emanuele, piazza San Babila e corso Europa è attiva da circa 7 anni. Una delle numerose presenti, che però ha assunto una sua peculiare identità grazie allo spirito che ha voluto darle la sua fondatrice, la trentenne Rosetta Lorusso. Vive vicino a Rozzano, hinterland sud, lavora in centro. Proprio in zona Duomo. Ed è gravitando ogni giorno fra vetrine luccicanti, brand del lusso e banche che a un certo punto ha capito che per quelle persone, uomini e donne di ogni età e nazionalità, bisognava fare qualcosa.
Un gruppo di volontari in piazza Duomo, pronto a partire per distribuire abbigliamento e beni di prima necessità
L’intuizione in un bar di Porta Romana
"Mi è sempre piaciuto aiutare gli altri – racconta – e ho sempre cercato il modo di farlo. E di restituire anche qualcosa alla comunità e alla città che amo". Rosetta all'inizio coinvolge amici e conoscenti, e "anche mia sorella". Poi si affiancano il papà Tommaso e col passaparola una cinquantina di persone (venti quelli che compongono lo zoccolo duro). Il nome "Sacchettari" viene coniato in un bar di Porta Romana. Passeggiando con loro in una fredda sera d'inverno si scopre così un mondo popolato di persone che potremmo essere noi. Rosetta, e i volontari e le volontarie, lo sottolineano: non si nasce "per destino" clochard. Succede. E può capitare a tutti. Un divorzio, la perdita del lavoro, la solitudine e altri mille fattori.
Prima a sinistra, la fondatrice dell'associazione Rosetta Lorusso
Quanti senzatetto ci sono a Milano
Sulla base di un censimento del febbraio 2024 della Fondazione Debenedetti a Milano ci sono poco più di 2.300 senzatetto. Il 76% è di origine straniera, il 22% lavora e il 35% non ha amici o persone di cui si fida. "L'impressione è che il loro numero sia aumentato negli anni - raccontano i Sacchettari -. Molti di loro preferiscono stare in strada piuttosto che andare nei dormitori perché hanno paura di subire furti e violenze, o ancora perché hanno il cane con loro e temono che litighino con altri cani, e così si sentono più sicuri, per quanto possa sembrare paradossale, sul marciapiede". I marciapiedi sono quelli al riparo dalla pioggia di via San Paolo, piazza Meda, piazza Liberty, via Hoepli e le gallerie commerciali di corso Vittorio Emanuele. "Avevamo cominciato nella zona della stazione Centrale ma ci siamo accorti che è troppo pericoloso – sottolinea Rosetta –. Qui in Duomo lo è decisamente meno e per noi non correre rischi è fondamentale".
Un homeless, per dirla all'inglese, fra le vetrine e il traffico di Porta Ticinese
Dei nomi, dei volti e delle storie
Cercare di avviare un dialogo? Non è immediato né scontato; ognuno di loro reagisce come reagiremmo noi se all'improvviso uno sconosciuto ci rivolgesse la parola... "C'è chi è più incline a chiacchierare e chi lo è meno. Chi si lascia fotografare e chi no". Chi è empatico e chi è infastidito dall'essere destinatario di una beneficenza. Perché c'è anche tanta vergogna, e quando nessuno ti vede, di notte, magari si piange in silenzio. Bisogna poi fare attenzione a chi beve. L'alcol aumenta diffidenza e aggressività. Dietro un volto, c'è sempre comunque un nome, una storia.
Un senzatetto dorme in un sacco a pelo, al riparo dal freddo, in via Pantano vicino all'Università Statale
Come per esempio quella di Sofia, una delle poche donne clochard, che si è data alla fotografia dopo che le han regalato una macchina fotografica, e una sua mostra è stata esposta nelle sale della banca Intesa San Paolo. Viktor, venuto a mancare un anno e mezzo fa, originario dell'Europa dell'est, che chiedeva sempre libri da leggere. Elvis, anch'egli scomparso, "che avevamo ribattezzato così perché assomigliava davvero a Elvis Presley".
A Milano dall'inizio dell'anno sono morti a causa del freddo otto senzatetto. Nella notte fra il 13 e il 14 febbraio è successo a un sessantenne che dormiva in via Arona ai piedi del Velodromo Vigorelli
Come sostenere i Sacchettari
"Chi vuole sostenerci può portarci, in particolare in questi mesi invernali, coperte e giubbotti ma anche berretti, calze e guanti di lana". Ma c'è anche sempre richiesta di biancheria intima, profumi, bagnoschiuma "che vanno via come il pane; e poi zaini e valigie, che per loro funzionano un po' come degli armadi, e sacchi a pelo". I Sacchettari – tra l'altro molto attivi su Facebook e Instagram – lanciano un appello a chi possa mettere loro a disposizione uno spazio (a Milano e hinterland) da poter usare come magazzino dove accatastare vestiario e le tante donazioni che grazie al tam tam di una città che potrà sembrare fredda e indaffarata ma ha sempre il cuore in mano, non mancano mai. E sono proprio i milanesi che riempiono quei sacchetti: coperte, un maglione, una sciarpa, jeans e pantaloni.
Sacchetti e borse dei Sacchettari sono sempre pieni
"Forse questo vivere è come una stazione, questa vita che riempie gli intorni è un treno dove si sale e si scende, e si viaggia nel frattempo – ha scritto questa riflessione un volontario su Facebook –. Noi stiamo lì, carichi di sacchetti e vestiti da dare a chi ha bisogno, a chi un treno l'ha perso e rimane in attesa. Vediamo la stazione e il treno, chi sta sopra e chi attende nelle sale d'aspetto all'aperto. Incontriamo persone nuove, ritroviamo persone che avevamo perso di vista, perdiamo persone che abbiamo conosciuto. Stiamo lì, sulla banchina con i nostri sacchi".
Ecco come contattare i Sacchettari: mail isacchettarimilano@gmail.com, telefono e Whatsapp 351 3168526
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