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Ortholab, quando la ricerca è al passo con lo sport: “Qui aiutiamo i campioni a superare velocemente gli infortuni”

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09.04.2026

Stefano Duchini, ceo di Ortholabsport con la biatleta Lisa Vittozzi

Per approfondire:

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Milano, 9 aprile 2026 – Tra le eccellenze milanesi c’è Ortholabsport, prima società ortopedica sportiva italiana, nata nel 2005 e specializzata nella realizzazione di plantari e protezioni su misura. Tantissimi sono gli atleti, alcuni dei quali hanno preso parte ai Giochi Olimpici di Milano-Cortina, che si sono rivolti al centro e a Stefano Duchini, ceo e founder della realtà.

Come nasce l’idea di Ortholabsport?

“Io arrivo dall’ortopedia classica. Devo essere sincero: lavorando in una città come Milano ho avuto la sensibilità di capire che c’era l’esigenza di aiutare e supportare gli atleti. Abbiamo trasformato il centro in una struttura di ortopedia sportiva, con le modifiche del caso, sono due cose diverse. Volevo aiutare gli atleti nel recupero più rapido possibile, andando incontro alle esigenze del singolo sport”.

Più di vent’anni dopo è una scommessa vinta…

“Sì. Quando ho iniziato i colleghi mi prendevano tutti in giro, erano abituati a un lavoro standardizzato e dopo vent’anni possiamo raccontare questa bella storia”.

Avete accompagnato Flora Tabanelli nel suo percorso riabilitativo: che lavoro avete fatto?

“Lei si è rotta il crociato e la commissione medica della Federazione italiana sport invernali ci ha chiesto di ideare un prodotto che le permettesse di essere tutelata e allo stesso tempo di mantenere la performance. È stato creato un tutore su misura con carbonio e snodi in titanio, in modo da consentirle di essere protetta, di avere stabilità, senza avere fastidio. Gli atleti hanno esigenze molto diverse rispetto a una persona con disabilità su cui si applica un “blocco”, qua bisogna garantire libertà nei movimenti. Flora l’ho sentita al volo, per telefono, dopo la medaglia: era contenta, a un mese dall’inizio dei Giochi sembrava impossibile”.

Flora Tabanelli con la protesi che, nonostante l’infortunio, l’ha aiutata a vincere il bronzo olimpico nel Freeski Big Air

Avete un accordo con la Fisi e avete lavorato con tanti atleti?

“Sì, da più di 20 anni: già nel ’98 con l’altro centro trattavamo sportivi. Abbiamo aiutato anche Lisa Vittozzi e Federico Pellegrino con plantari per migliorare le performance. Ottimizziamo il gesto atletico: magari l’atleta può perdere in reattività e i plantari aiutano. Stiamo lavorando con molti a quelli da recupero post gara: ormai le gare, in tutti gli sport, sono ravvicinate e piedi e postura devono essere aiutati. I plantari durano per una stagione, possono andare da 250 euro a 400-500 euro, dipende dal tipo”.

La sfida più interessante?

“Tante. Abbiamo lavorato anche con Sofia Goggia e con altri, pure nel calcio. Nel 2001 abbiamo realizzato la prima maschera a forma di farfalla: tutti hanno parlato di quella di Victor Osimhen, ma le prime le abbiamo fatte noi all’80% dei calciatori italiani ed esteri. Abbiamo realizzato anche il caschetto di Christian Chivu quando si fratturò la testa. Alcuni giorni fa è arrivato un giocatore del Maccabi Tel Aviv di calcio che si era rotto mezza fronte: dobbiamo fare tutto velocemente, questa la cosa più bella”.

A livello paralimpico invece?

“Siamo intervenuti su alcuni atleti di sport invernali: hanno una forza di volontà incredibile. Con loro bisogna migliorare il rendimento nella disabilità: è difficile, ma più stimolante”.

Avete pensato ad allargarvi?

“Sì, ma ultimamente è complicato trovare tecnici: c’è un po’ di carenza. Si fa fatica a intercettare persone con una laurea in tecniche ortopediche, tecniche come podologia o la laurea sanitaria. È un lavoro che dà soddisfazioni, è un peccato”.

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