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Valentina Sarto è morta dissanguata, colpita alle spalle dal marito. La mamma: “Mi diceva che era violento”

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21.03.2026

Valentina Sarto, la vittima

Per approfondire:

Articolo: Valentina uccisa dal marito da cui si stava separando. “Lui la minacciava, sapeva che era innamorata di un altro”Articolo: Femminicidio Valentina Sarto a Bergamo, il marito dimesso dall’ospedale e portato in carcere: atteso l’interrogatorioArticolo: Valentina Sarto non ha potuto difendersi: colpita alle spalle dai fendenti del marito Vincenzo Dongellini

Bergamo – Valentina non ha avuto nemmeno il tempo di difendersi, ribellarsi, scappare: è stata colpita alle spalle. Era in camera da letto quando il marito si è accanito su di lei, la donna che amava da undici anni. Si erano fidanzati il 20 febbraio 2015, sposati il 24 maggio 2025. Vincenzo Dongellini ha impugnato il coltello e l’ha colpita 19 volte in diverse parti del corpo. Due i fendenti letali: alla carotide, giugulare, cervicale. La quarantunenne è morta per shock emorragico. Emerge dall’autopsia eseguita ieri al Papa Giovanni XXIII dal medico legale Luca Tajana, al quale è stato affidato l’incarico dal pm Antonio Mele, titolare del fascicolo con indagini della Squadra mobile. Mercoledì, abitazione di via Pescaria, zona San Colombano: qui Valentina Sarto aveva cullato il sogno d’amore con Vincenzo, 49 anni. L’accusa è femminicidio, che punisce la violenza contro le donne con l’ergastolo.

L’autopsia e l’interrogatorio

Il marito omicida, Vincenzo Dongellini

Questa mattina Dongellini – assistito dall’avvocato Stefania Battistelli – sarà interrogato dal gip Federica Gaudino per la convalida. Non in carcere ma in Psichiatria al Papa Giovanni XXIII. Potrà spiegare cosa lo abbia spinto a uccidere la donna che diceva di amare. L’esame autoptico è iniziato alle 9,30. Uno dei primi ad arrivare è stato Moris Panza, l’uomo che Valentina aveva iniziato a frequentare. Poco dopo la mamma Lia Ventura arrivata da Pavia con il padre della quarantunenne e il fratello Simone, che vive a Bologna.

Mamma Lia Ventura

Valentina Sarto con la mamma Lia

“Non sono riuscita a salvarla, ho questo peso sullo stomaco, però ho fatto di tutto – ha spiegato sconfortata – Quando ho saputo delle violenze e delle minacce di morte ho provato ad aiutarla. Subito dopo le nozze, già mi diceva: “Mamma, è violento“. Poi mi faceva sentire i vocali e io a insistere: “Vieni da me, lascialo“. Ma lei diceva: “Poverino, mi fa pena“. Lunedì l’ho sentita l’ultima volta, mi aveva detto che andava tutto bene. Che venga condannato all’ergastolo, non esca più di galera”.

Infine un appello a tutte le donne in difficoltà: “Dovete farvi aiutare dalle persone che vi vogliono bene davvero, perché non basta dire ti amo”. Parla anche il padre della vittima, Vincenzo: “Non mi è mai piaciuto. Non credo che dopo averla uccisa abbia tentato di togliersi la vita”. Fuori dalla camera mortuaria arrivano anche le amiche di Valentina, che stanno pensando a una raccolta di fondi per aiutare a organizzare i funerali. Stefania conosceva Valentina da vent’anni; Sonila da 11.

Il papà di Valentina e il fratello

Le amiche di Valentina

“Mi aveva raccontato tutto tre settimane fa – dice Sonila – Le avevo detto di venire da me a Seriate, ma diceva che gli voleva troppo bene e non voleva lasciarlo solo”. Aggiunge Stefania: “Noi amiche la ricordiamo solare, con tanta voglia di quella libertà che lui le ha tolto”. La camera ardente verrà allestita nella casa del commiato Beppe e Alessandra Vavassori in via San Bernardino. Ieri sera la fiaccolata silenziosa organizzata dal Comune e dalla rete Antiviolenza Bergamo-Dalmine.

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