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Marco Genzini e la collezione di 4.500 opere. “L’arte è sempre stata una malattia di famiglia”

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30.03.2026

Marco Genzini con la moglie Kalina Danailova

Milano, 30 marzo 2026 – “Entrai nel mondo dell’arte senza fatica, giorno dopo giorno. Almeno una volta alla settimana arrivava a casa qualche artista, gallerista, critico, editore. Mia madre cremonese, senza preavviso, preparava in poco tempo piatti buonissimi. La cantina era sempre ben fornita”.

Marco Genzini, imprenditore milanese, nonché collezionista, ha ereditato la passione dell’arte dal padre Oreste, titolare di una nota zincografia dalla quale negli anni Sessanta si servivano gli artisti più noti del momento, da Mimmo Rotella a Mario Schifano, da Franco Angeli a Niki de Saint Phalle. L’arte insomma l’ha respirata fin da piccolo. Tanto che oggi vanta una collezione di circa 4.500 opere.

Un ritratto dell'imprenditore Oreste Genzini

Genzini, la sua attività ha origine con suo padre Oreste negli anni Sessanta.

“Mio padre insieme ad un socio fondò una zincografia, un’azienda che curava il progetto editoriale e la stampa. Fare i cliché per stampare le immagini costituiva un lavoro complesso e costoso. Molti artisti non potevano permettersi una spesa di quella portata, così iniziarono a proporre dei cambi merce”.

Oreste era amico di Philippe Daverio, ha qualche ricordo particolare?

“Marco Ausenda, allora direttore editoriale del Touring Club Italiano, ci presentò Daverio e il gallerista Jean Blanchaert. I nostri uffici in via Adamello, vicino allo Scalo Romana, ospitavano un gran numero di opere d’arte. Philippe Daverio e Oreste Genzini divennero subito grandi amici. Innumerevoli sono le pubblicazioni dei piccoli cataloghi della Galleria Blanchaert ad opera delle Edizioni Oreste Genzini-Philippe Daverio”.

Pochi mesi prima dell’inaugurazione della Biennale del 2005 ci fu chi dichiarò che il Padiglione Italia doveva essere chiuso per mancanza di artisti.

“Philippe Daverio si ribellò all’idea e con Jean Blanchaert organizzò una “contro biennale” alla Chiesa di San Gallo a Venezia, che vide la partecipazione di 1.600 artisti attivi in Italia. Due anni dopo, abbiamo pubblicato il volume: “13 x17. Mille artisti per un’indagine eccentrica sull’arte in Italia””.

Ha incontrato molti artisti, quali sono quelli a cui si sente più legato da amicizia?

“Ricordo Nino Mustica, artista siciliano che veniva a pubblicare i suoi cataloghi da noi; viveva in un loft dietro il deposito ATM vicino all’Università Bocconi, organizzava delle feste affollatissime con gente incredibile, dagli studenti agli artisti, e poi giornalisti e collezionisti”.

La sua azienda è una ex fabbrica di vendita e riparazioni di macchine da caffè, un piccolo museo-impresa con 200 opere appese alle pareti.

“Dopo anni di praticantato nell’azienda paterna fondai l’attuale società Emmegi Group. I miei ragazzi lavorano in un ambiente circondato dalla bellezza”.

Colleziona per passione o per investimento?

“Per passione. Se lo si fa per investimento, subentra un fatto speculativo che esula dal vero collezionismo”.

Anche sua figlia Victoria è una collezionista. Vi confrontate?

“Mia figlia Victoria ha studiato a Londra alla St. Martins, ha fatto un master da Sotheby’s e ha lavorato per la galleria di Massimo De Caro. Collabora ad eventi di moda e arte. Non posso comprare opere senza confrontarmi prima con lei”.

Una parte della sua collezione è visibile al Chiostro di Voltorre di Gavirate (Varese).

“Abbiamo realizzato un primo progetto con il comune: una semi-permanenza di 150 opere tra quadri e sculture, che ripercorrono le tre generazioni: mio padre, io e mia figlia. La mostra si intitola: “Tracce di momenti. Tre generazioni, una collezione” inaugurata lo scorso luglio. Tra i nomi più noti: Enrico Castellani, Mimmo Rotella, Franco Angeli, Omar Galliani, Valentino Vago. Ma anche artisti della generazione più giovane come Nevio Monacchi, Giovanni Cerri e Loris Di Falco (che ha curato anche l’allestimento) o artisti giovanissimi che segue mia figlia come Nero (Alessandro Neretti), Elif Erkan”.

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