Brescia volta la pagina: la bonifica della Caffaro prende il via dopo 25 anni di attesa. "Da oggi nuovo simbolo”
Una vista dall’alto dell’area Caffaro: 262 ettari di suolo e 2.100 di acque di falda contaminati
Articolo: Tragedia a Ghisalba, ciclista investito da un’auto: sbalzato di alcuni metri, muore sul colpo
Articolo: Sotto il Sin Caffaro non solo veleni. Dalla bonifica spunta una necropoli romana
Articolo: Alte concentrazioni di Cromo VI: "Baratti, si potenzi la barriera"
Articolo: Caffaro, il rebus delle bonifiche. Ampliare l’area per avere più fondi
Brescia, 14 febbraio 2026 – Poco dopo le 10,30, la sirena della Caffaro suona. Ad avviarla è la sindaca Laura Castelletti, in rappresentanza di una città che, da 25 anni, aspettava l’avvio della bonifica di una delle più grandi ferite ambientali nazionali, tanto da esser diventato uno dei Sin italiani (sito di interesse nazionale). Un minuto dopo il via libera dato dalla sindaca, Greenthesis (mandataria del raggruppamento di imprese che ha vinto la gara) inizia la demolizione del primo fabbricato, il magazzino in cui venivano riposte le big bag del clorato, su cui campeggia lo scheletro di una manica segnavento che serviva a indicare la via di fuga in caso di incidente, come racconta Anna Seniga, ex lavoratrice della Caffaro.
Mentre il muro si sgretola, parte un applauso corale, che coinvolge tutti: Comune, Provincia, Regione, i vertici e i tecnici di Arpa, Ats Brescia, i commissari straordinari (Mauro Fasano in carica, e i predecessori Mario Nova e Roberto Moreni), rappresentanti dei sindacati, ambientalisti, consigli di quartiere, cittadini. Corale è stato anche i l lavoro di squadra, che ha portato a un risultato non scontato: il Sin comprende 262 ettari di suolo e 2.100 di acque di falda contaminati da Pcb, diossine, metalli pesanti, cromo VI.
Il sogno di un parco diventa realtà
"Per decenni la Caffaro è stata il simbolo di ciò che non funzionava, ora può diventare l’emblema di una città che si prende cura di sé, che non si rassegna, che affronta i problemi e li risolve. Bonificare significa restituire salute, sicurezza e futuro. Brescia lo aspettava da anni. Adesso siamo pronti a voltare pagina e a sognare il parco che, qui, sorgerà”. Dopo i primi abbattimenti (oltre 405 mila metri cubi di fabbricati, 2.700 tonnellate di strutture impiantistiche) si proseguirà con l’avvio delle perforazioni a servizio dei campi prova negli 11 ettari del sito: in base alle indagini georadar, le perforazioni saranno eseguite inizialmente con l’ausilio dell’escavatore a risucchio fino alla profondità di 1,5 metri, per intercettare eventuali sottoservizi non noti.
Cosa accadrà in primavera
Una volta concluse le perforazioni, fra marzo e aprile si procederà con l’installazione dei campi di prova per testare l’efficacia delle migliori soluzioni per il risanamento ambientale con tecnologie avanzate di bonifica: In Situ Chemical Oxidation (Isco), consistente nell’immissione di ossidanti chimici nel suolo per degradare i contaminanti; Soil Vapor Extraction (Sve), che prevede l’aspirazione dal terreno di vapori contaminanti; Soil Flushing, che consiste nel lavaggio del suolo mediante apposite soluzioni liquide che catturano gli inquinanti; Soil Replacement, con la rimozione del terreno contaminato e la sua sostituzione con terreno pulito. Nel frattempo, A2A Ciclo Idrico Spa continua a gestire la barriera idraulica, mentre Caffaro Brescia S.r.l. (non responsabile dell’inquinamento storico) ha avviato la realizzazione dei nuovi pozzi 8 e 9. Secondo le previsioni ad oggi stimate, le opere e i collaudi termineranno entro il 2030.
© Riproduzione riservata
