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Il “Made in Brianza” e la guerra, le rassicurazioni dell’esperto Simone Facchinetti dagli Emirati: “Gli effetti sono limitati e Dubai resta un hub sicuro”

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15.03.2026

L'avvocato varedese Simone Facchinetti è il rappresentante della Camera di commercio italiana negli Emirati

Per approfondire:

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Varedo (Monza e Brianza), 15 marzo 2026 – Continuare a guardare, nonostante la guerra in corso tra Usa, Israele e Iran, ai mercati degli Emirati e dell’Arabia Saudita, pronti a cogliere dalla Brianza le opportunità che arriveranno nel medio periodo. Perché per il momento i contraccolpi della crisi sono limitati e hanno più che altro la forma di rallentamenti nel movimento delle merci e ritardi nelle consegne, a causa dei problemi nello stretto di Hormuz. Qualcosa è stato messo magari in stand-by, in attesa di capire l’evolversi degli eventi, ma nell’area emiratina la situazione resta nel complesso tranquilla, con la vita che procede normalmente: così raccontano gli italiani presenti sul posto e gli imprenditori locali. 

Gli Emirati hanno costruito la loro reputazione di luogo sicuro come elemento fondamentale per attirare persone e investimenti

Il costo dell’energia  

Certo, per le aziende brianzole ci sono rischi e difficoltà da tenere presenti, dal costo dell’energia salito per l’aumento del gas naturale a trasferte da rinviare, da blocchi temporanei di certe merci alla necessità di prevedere clausole contrattuali che permettano di sciogliere gli accordi qualora diventino insostenibili, ma per le imprese del territorio i rapporti con gli Emirati continuano nonostante tutto. A tracciare il quadro e a suggerire qualche soluzione alle ditte lombarde e brianzole per gestire il momento complicato è Simone Facchinetti, avvocato con studio a Varedo specializzato nei rapporti di business tra Italia e Medioriente, da anni rappresentante ufficiale della Camera di Commercio Italiana negli Emirati Arabi Uniti, con sede a Dubai.  

In sella a un cammello sulla spiaggia di Dubai. Fra i rischi da tenere presenti nella situazione attuale, c'è quello dei ritardi nelle consegne delle merci e dei prodotti

"Dubai è sicura”  

“Al momento ci sono un po’ di progetti bloccati, ma i rapporti con gli Emirati continuano tranquillamente da parte delle nostre aziende – racconta Facchinetti –. Ho sentito persone in loco anche in questi giorni. Dubai resta un hub sicuro e i progetti in cantiere rimangono. Tutto è sotto controllo e nessuno scappa. Come accortezza il governo ha fatto installare un’app sui cellulari che suona in caso di potenziale attacco in corso e invita a non stare all’aperto o vicini alle finestre, ma è questo il grado di allerta. Gli Emirati hanno costruito la loro reputazione di luogo sicuro come elemento fondamentale per attirare persone e investimenti: stanno vivendo una situazione anomala, ma imprenditori, espatriati italiani e cittadini sono ragionevolmente tranquilli. Nel breve si avrà qualche ripercussione negativa per investimenti e turismo, un po’ di rallentamenti nel business, ma i programmi e le visioni a lungo termine restano intatti. Paesi sicuri sono anche il Bahrein e l’Oman”. 

Navi commerciali al largo del porto di Dubai

“Ecco come tutelarsi” 

E le imprese brianzole? “Nel breve periodo ci saranno ritardi o blocchi in alcune forniture. L’aspetto più critico sarà quello del gas, per le nostre aziende più energivore: per fonderie e industrie ceramiche della Brianza il problema energetico non viene tanto dal petrolio ma dal rincaro sul gas naturale. È questo il grosso rischio se la guerra non finisce presto. Se però il conflitto resta circoscritto l’impatto sui margini per le piccole e medie imprese sarà temporaneo. Le aziende manifatturiere della Brianza ad alta intensità energetica, in settori come metalmeccanica, ceramica, vetro, plastica e fonderie, devono attivare immediatamente contratti a termine sul gas Ttf per i prossimi 6-12 mesi. Bisogna accelerare gli investimenti in efficienza energetica e diversificazione delle fonti verso le rinnovabili”. Altro fronte, ritardi e blocchi degli scambi. “Si stanno già iniziando a prevedere nei contratti ben chiare clausole di forza maggiore o clausole di eccessiva onerosità sopravvenuta, ad esempio per il rincaro del gas, così da poter bloccare tutto. Questo permetterà di non rimanere strozzati in accordi stipulati prima del conflitto. Occorre anche intervenire sulle linee assicurative. Già il Covid dovrebbe avercelo insegnato: inserire clausole di valutazione del rischio, con buone vie di uscita previste se accade qualcosa che squilibra il contratto”. 

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Le conseguenze sulle consegne 

Per le aziende brianzole dell’arredo design l’esposizione verso il Medioriente è alta: il rischio principale sono i ritardi nelle consegne. Stessa situazione per il settore metalmeccanico: qui i problemi principali sono il costo dell’energia in salita e il rincaro dell’alluminio. Esposizione medio-alta anche per il tessile e moda, con un calo della domanda dai Paesi in conflitto. Media, ma in crescita, l’esposizione di agroalimentare e tecnologia e servizi: i rischi riguardano l’approvvigionamento di zafferano dall’Iran e le restrizioni digitali nei Paesi arabi.

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